Eufemio e Patrizia alla corte del re cremisi.

Per cercare di capire lo stato dei Beati, Eufemio pensava a quando era cominciata la sua storia con la Patrizia. Allora il lavoro andava relativamente bene, certo non c’era da scialare ma insomma, alla fine del mese ci si arrivava. E il direttore della banca lo trattava come di solito i criptocomunisti emiliani trattano gli artigiani che si fanno il culo e trainano l’economia. Quando era molto, ma proprio molto, di buon umore il dottor Peri arrivava perfino ad un autoironico “Torelli, in cosa posso servirla?”.

Eufemio si perdeva attonito negli occhi dal taglio orientale e lievemente esoftalmici della Patty, e lei sembrava si perdesse nei suoi. Le parole erano assolutamente facoltative.

Per lui sarebbe andato benissimo limitarsi a guardarla che si muoveva, respirava, viveva e probabilmente lo amava, o almeno nulla lasciava supporre il contrario.

Dopo una scopata particolarmente ben riuscita (non è vero, anche dopo quelle riuscite così così) lei si addormentava e lui restava incredulo a guardarla, e credeva che quelle incongrue lacrime potessero essere causate solo da un film. Guardava il suo seno che raccoglieva ed espelleva l’aria alzandosi ed abbassandosi con aria allusiva e non sapeva pensare altro che “Questo splendore di donna è mia”. In quei momenti tutto si riduceva ad un eterno presente senza passato e senza futuro. Era amore, era un calesse, era la perversione dell’apparenza? Eufemio non solo non lo sapeva, ma non lo voleva sapere. Era quello che era. Ed era meraviglioso.

Poi, il lavoro aveva cominciato ad andare male. Molto male.

I clienti pagavano in ritardo; chiedevano sconti, rateazioni, revisioni, arbitrati; alcuni proprio non pagavano, qualcuno non si faceva più trovare e qualcuno ghignava “Fammi causa, Torelli, fammi causa…”. Ma Eufemio, è vero, bestemmiava, beveva come un tombino, e prima o dopo la Patty indulgeva all’amore mercenario, ma le tasse le pagava tutte neanche lui sapeva perchè. Negli ultimi tempi, su incassi non percepiti, non percepibili, presunti dall’erario, aleatori, incerti, insicuri o meglio sicuri nel loro non arrivare mai.

Alla fine molti dei suoi clienti si rivolsero ad elettricisti meno cari e meno bravi di lui. Ed Eufemio non ne aveva molti. Qualche amico gli consigliava di farsi pubblicità ma lui aveva paura che ne arrivassero troppi, con troppe pretese e lui voleva fare tutto da solo. Alla fine fu accontentato: si alzava alle 6, controllava i conti e aspettava chiamate che non arrivavano. Alle cinque e mezzo/sei del pomeriggio arrivava la chiamata della Patty che aveva visto un bellissimo localino. Eufemio ce la portava e, una volta pagato il conto, non poteva non interrogarsi su quali erano i negozi dell’Oltretorrente ancora disposti a fargli credito. La magia s’era un attimino interrotta.

Peggio ancora quando la Patty decideva di rovinare una delle sue strepitose propulsioni proferendo il mantra “Ho visto un localino” a due passi dal godimento di entrambi. Perdita dell’erezione, richiesta di spiegazioni con leggero litigio incorporato, e lei che risolveva il problema col contromantra “E’ meglio che vada.”.

Ma anche quando tutto andava bene, quando Eufemio non perdeva l’erezione, due secondi dopo l’orgasmo ormai lei andava in bagno a sistemarsi e poi se ne tornava a casa.

Già, perchè il monolocale di Eufemio, dallo spropositato canone d’affitto del tutto sovradimensionato rispetto all’adeguatezza delle infrastrutture, non era adatto per una convivenza, nonostante lui (senza dare a vedere) lo avesse corredato di tutto quello che poteva servire a una coppia, posateria piatti asciugamani e perfino due televisori che più chiaro di così…

Mentre il bel bilocale in palazzina signorile della Patty era corredato da suo marito, “ci siamo già separati in Tribunale ma lui non trova casa, ma ti giuro che non mi tocca neanche con un dito”, e ad Eufemio tornava in mente la fola sulle spiegazioni non richieste. Sempre senza fare la battutaccia che non era del dito che si preoccupava.

Eppure, l’aveva adorata fino all’ultimo secondo e anche oltre, oltre le sue parole cattive ed inopportune, frecce intinte nel curaro mentre lui avrebbe avuto un disperato bisogno di indulgenti carezze.

Avrebbe disperatamente voluto quell’Amore che il Paradiso sembrava fornire senza limite alcuno, ma per dei motivi chiari ma difficili da esprimere non riusciva a chiederlo.

No, non ci riusciva più. Neppure in Paradiso.

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2 Risposte

  1. Eufemio pare proprio uno che va bene in paradiso! Anche questo amore per la Patrizia, così sbilenco…:-))

  2. Eufemio non va bene da nessuna parte ma ogni volta ci prova e ce la mette tutta.

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