Talking about Third Millennium Blues

Eufemio deve fare un viaggio molto lungo: come lo farà in un non-spazio atemporale lo so già ma non ve lo voglio ancora dire. Intanto restituisco alla rete uno dei post brutalmente cassati da quei dabbenuomini di Leonardo (che il signore se li conservi in buona salute per farli finire al momento opportuno sotto un Tir o un’astronave aliena).

Con quali aspettative, durante il secolo scorso, ci si avvicinava progressivamente al 2000, parecchi lo ricordano. E’ altrettanto vero che esisteva una corrente paracagliostriana che indulgeva ad incoercibili fobie per la serie “Mille e non più mille”. E infine, verso la metà del 1999, si cominciò a parlare dell’eventualità che l’intero sistema informatico planetario (già allora, attraverso una ancor giovane Internet, talmente interconnesso da risultare del tutto globalizzato) andasse in tilt confondendo il 2000 col 1900.

Ricordo che in una furia da scoop intercontinentale mi ero collegato nel pomeriggio del 31 dicembre 1999 tramite ICQ con un netfriend di Sydney già opportunamente nel terzo millennio mercè la differenza di fuso orario, per chiedergli nel mio oxfordiano inglese “Would you mind telling me if any sort of consequences occurred concerning the millennium bug problem?” e lui, due ore dopo, mi aveva australianamente risposto “No consequences, same shit as before”, espressione quest’ultima che definirei pudicamente non rendibile in italiano.

Amareggiato e disilluso nella speranza di vedere i miei magri, ma allora ancora attivi, interessi bancari moltiplicati per cento, mi ero consolato tenendo banco per tutta la serata come un Pulitzer della bassa padana con l’epocale notizia che col millennium bug si potevano fare le mozzarelle (freddura che vi farà ridere la prossima settimana ahahahah).

Il 2000 era arrivato. La star tanto attesa saliva finalmente sul palcoscenico. Ma solo per suscitare una progressiva crescente delusione in chi l’aveva tanto attesa.

Altro che motore del 2000 che avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina… Altro che Futura che si muoverà e potrà volare, nuoterà su una stella, come sei bella… Altro che 2000 alle porte dell’Universo.

Ci avevano preso un po’ di più i Rolling Stones che nella loro 2000 man, Uomo del 2000, immaginavano nel 1967 un marito fedifrago che preferiva un computer a sua moglie (Well, my wife still respects me, I really misuse her, I am having an affair with a random computer, Mia moglie mi rispetta ancora ma io la tratto da cani, figuratevi che ho una relazione con un qualsiasi computer, fulminante anticipazione del cyber-onanismo odierno).

Ci aveva preso abbastanza anche Wenders nella sua biblica profezia futuristica di Fino alla fine del mondo, immaginando una Terra di megalopoli crudeli e violente, in cui la tecnologia avrebbe decisamente ucciso la natura e il gadget più a la page sarebbe stato (oltre al videocitofono) la macchina per rivedere ad libitum i propri sogni.

Vediamo cosa ha prodotto questo ventunesimo secolo nel primo decimo della sua estensione:

L’epidemia della Mucca Pazza (non si tratta nè di Amy Winehouse nè di Lady Gaga ma di encefalopatia bovina)

Il più grande attentato terroristico di tutti i tempi

Il consolidamento dell’Unione Europea con l’adozione della moneta unica

La diffusione della SARS

La caduta prima, la cattura poi, l’esecuzione stile Sartana infine di uno degli ultimi tiranni rimasti in circolazione. (trattasi di Saddam Huseim e non di Osama Bin Laden, che al tempo di questo post trombava pacificamente 2-3 mogli).

La più violenta ribellione della Natura contro la specie umana con 400.000 morti (se non indovinate di quale si tratta trasferitevi subito sul blog della Flavia Vento).

L’uragano Kathrina che rivolta come un calzino New Orleans.

Con il fallimento della Lehman Brothers il sistema capitalistico di matrice americana mostra al mondo la sua fase di avanzata decomposizione.

La Fiat spopola in America e la stampa internazionale la dipinge come “la salvatrice della General Motors”. Vabbè, sarà….

Una donna vagamente somigliante a Letizia Moratti e un signore bello giovane e anche abbronzato, come direbbe qualcuno che citeremo tra poco, si battono per le semifinali delle elezioni presidenziali americane. Il secondo vince e poi si conferma anche in finale.

Scoppia la prima influenza-bufala mediatica della storia dell’umanità, è meno letale di un’influenza normale ma casca in un momento in cui la stampa boccheggia in cerca di notizie. La colpa se la prende il maiale, che da noi a Parma è considerato bestiola docile e benemerita, pronta ad immolarsi sull’altare della maldicenza e sulle tavole imbandite.

A tenere alto l’onore dell’Italia dopo la morte di Pavarotti provvede Berlusconi, eletto rock-star dell’anno 2009 dalla rivista Rolling Stone.

In zona-Cesarini, Obama inaugura la riforma del sistema sanitario americano. Se entrerà pienamente in vigore, negli USA non si rischierà più di morire per mancanza di copertura assicurativa.

Non v’è traccia alcuna di risoluzione dei problemi della fame, sete e mortalità infantile nel Sud del mondo, sempre più colonia asservita di un manipolo di affaristi che fanno sembrare Fabrizio Corona un boy scout.

Non v’è traccia alcuna di riduzione dei dislivelli economici e sociali tra ricchi e poveri, anzi in tutto l’Occidente la soglia della povertà si alza drasticamente ed essere a stipendio fisso diventa una jattura.

Di AIDS e di cancro si muore sempre di meno ma in compenso ci si ammala sempre di più.

Nelle due superpotenze economiche e culturali del pianeta esiste ancora la pena di morte.

Fate un po’ voi…

P.S. Ai tempi della pubblicazione di codesto post indulgevo in immagini che Leonardo, tanto per non parlarne sempre pessimamente, rendeva più facile allegare al post, ma questo non altera il giudizio positivo per la nuova piattaforma. Adesso vi chiedo uno sforzo di immaginazione che è anche meglio, direbbe il Puffo Brontolone al quale assomiglio sempre di più.

Buon passaggio verso un imminente autunno. Vi voglio bene.

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