Autunno Nella Città Dal Nome Dolce Come Una Caramella

Con implacabile regolarità, anche quell’anno era arrivato l’autunno. Quasi in coincidenza col solstizio, erano arrivate piogge all’inglese, qualche principio di nebbia al mattino presto, caduta verticale della temperatura, foglie in ormai precario equilibrio sugli alberi lungo il torrente che dava il nome alla città (o era la città che dava il nome al torrente? Bella domanda… Comunque si suppone che il torrente ci fosse da prima. Già, ma per denominarlo ci volevano degli ominidi e una qualche forma di insediamento urbano. OK, accantoniamo la questione…). Il torrente stesso, fino a poco prima regno incontrastato di bercianti batraci, ora assumeva un aspetto atto ad immaginare al suo interno tinche, carpe, qualche occasionale pesce gatto, barbi, cavedani e ovviamente un massiccio schieramento di trote.

Bandite ormai le lente e pigre pedalate per Via Farini, sostituite da perigliose traversate tra schizzi d’acqua, clacsonate, irripetibili improperi, generiche ma non per questo meno terribili minacce alle reciproche famiglie; niente più festosi bivacchi del fine settimana al Parco Ducale, divenuto di nuovo un’astuta scorciatoia tra Via D’Azeglio e Viale Piacenza, “biciclette a mano” e beccami se ti riesce!!!; non più goliardiche partite a pallone o deliranti tentativi di emulare gli Harlem Globetrotters sottocanestro in Cittadella ma solo autopunitive sedute di jogging sotto l’acqua battente che sarebbero bastate a lavare i peccati di mezza umanità; gli homeless dell’Oltretorrente ricominciavano a prendere d’assalto la biblioteca civica simulando enorme trasporto per i capolavori della letteratura che in realtà dopo due minuti di finta lettura riposavano intonsi sulle loro ginocchia scosse da indecorosi russamenti; torve frotte eserciti di rutilanti aggressivi minorenni di tutti i sessi possibili e immaginabili con la riapertura delle scuole invadevano militarmente tanto gli autobus (in alcuni periodi della giornata virtualmente off-limits per i maggiori degli anni 16) quanto vie vicoli piazze e slarghi coi loro motorini scureggianti alla Supergiovane in grado di compiere manovre che gli UFO di Incontri Ravvicinati non gli pulivano neanche il deretano.

Avevano ragione quei pericolosi intellettuali dei Righeira col loro immortale hit L’estate sta finendo e un anno se ne va. Non era nei botti di Capodanno che finiva un anno e ne cominciava un altro, ma nel (ogni volta più repentino e inopinato) passaggio dalle magie malie alchimie poligamie e poliandrie dell’estate al plumbeo ritorno ai soliti merdosi ritmi cittadini. In quei momenti tutti facevano un triste conteggio di anni, chili di troppo, capelli che mancavano all’appello, diottrie smarrite lungo la via, suocere a carico, mogli da riconquistare, mariti a cui mentire, figli a cui spiegare quello che neanche tu hai mai capito, babà al rum dimenticati a giugno in un angolo della dispensa e che avevano nel frattempo prodotto formazioni micologiche dell’estensione della Lombardia, fratelli a cui telefonare prima o poi, biciclette da riparare, auto da rottamare, cantine da svuotare, solai da bonificare, garages da trattare con armi batteriologiche, guardaroba da cambiare, premesse epistemologiche da rivedere, convinzioni filosofiche da accantonare, punti fermi esistenziali da ridiscutere, e una infinita amenità di altre bagatelle quisquilie e pinzillàcchere.

Ma la città sede dei RIS, dell’Authority alimentare, del teatro più temuto dai cantanti lirici non in piena forma; la città dove si intrecciavano inenarrabili delitti ed inimmaginabili scandali e dove un gruppo di romantici della politica insegue un orizzonte , affrontava il mutamento stagionale con la sua consueta snobistica indifferenza, e naturalmente non se ne dava per intesa.

27.09.14 A TUTTI GLI AMICI CHE TROVANO QUESTO POST ANCORA ATTUALE (STASERA HO ESAGERATO COL LAMBRUSCO E MI COMMUOVO) CHE SI BECCHINO QUESTA.

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14 Risposte

  1. Eh, sì. Le nostre amate, a volte odiate, città possono permettersi di non darsene per intesa. (o intese?). Vivono molto più a lungo di noi!
    Felice autunno.

    1. Se lo fa la madre terra con gli inquinatori (ma poi si stufa anche lei) una piccola città di provincia non può che fare altrettanto. Però anche Parma ogni tanto esce dalla sua snobistica indifferenza, s’incazza, disarciona il sindaco fotogenico ma imbelle e volta pagina senza pensarci troppo su. Dopo, poverella, lasciamola riposare.

  2. TerryGolosaCioccolatosa |Rispondi

    Sì però ora non vorrei che ti abituassi troppo bene, visto che quasi tutte le sere vengo sul tuo blog a commentare. Anche perchè ho letto tutto il post sopra e sì che dire, carino? Si si carino, confesso. Io sono qui a scrivere e marito e figlia puliscono funghi….. ahhhhhhhhhhhhh basta non ne posso più, questo è il mio autunno. Ma quisquillie e pinzillachere non lo diceva il Mago Merlino?

    1. Siccome sta lievitando il prossimo post che tratterà della saga di Eufemio e del Filosofo, lì so già che passerai solo a salutarmi e a farmi qualche rumore onomatopeico o fonema puro che dir si voglia. Che ce voi fà, è la vita.

      Quanto a quisquilie e pinzillacchere, il Mago Merlino non si sarebbe mai permesso, anche se secondo me ce l’avevi col Mago Zurlì. Lo diceva il grande Totò, fra un “A prescindere” e un “Ma mi faccia il piacere” e magari un occasionale “Qui mi si coarta. Dico… Mi si coarta!”.

      1. TerryGolosaCioccolatosa |Rispondi

        … e speriamo che questa lievitazione sia propria l’ultima, vero?
        Comunque a parte il grande Totò, mi è venuto in mente chi diceva quisquilie e pinziii eccc. era Anacleto, il gufo istruito, sai chi è? E adesso coartati pure.
        Ora vado a fare qualche rumore onomatopeico o fonema che dir si voglia, sei contento?

        1. Mi coarto, non ti preoccupare che mi coarto moltissimo.

          Quanto ai rumori onomatopeici, io dicevo così tanto per dire, per fare una boutade o un calembour, ma tu mi hai preso assolutissimamente in parola. Va beh……..

  3. Le biblioteche sono un luogo magnifico per rilassarsi e anche fare cultura! I colori, nella tua descrizione mancano i colori d’autunno, mi sembra, i rossi e i viola, e i gialli, gli arancioni delle zucche, tornate di moda per la Festa di Halloween. In fondo l’autunno anticipa, alla lunga la primavera. Ciao

    1. Le biblioteche possono essere austere e quasi intimidatorie, un ricettacolo di cultura “alta” che scoraggia gli incolti; o, come quella che per me (ma non solo per me) è “la biblioteca” per antonomasia (e in effetti si chiama Biblioteca Civica) sorge nel pieno cuore dell’oltretorrente gravido di storie, di calore e di colore, e quindi come il quartiere che la rappresenta e che la ospita è inclusiva e non esclusiva, cresce per stratificazioni progressive ed accoglie fasce diverse ed apparentemente inconciliabili di utenza che si con-fondono con allegra sbadataggine.

      I colori… come forse già sai, al liceo avevo 9 in filosofia, italiano e latino e 6 in storia dell’arte. Neurologicamente ho un pauroso dislivello fra emisfero sinistro ed emisfero destro, che mi serve quasi esclusivamente per bilanciare il peso dell’emisfero opposto ma non vi succede praticamente nulla. Se volessi provocare direi: “Ma non è vero che i colori non ci sono, sono impliciti e spetta al sagace lettore andarseli ad immaginare”. Hai presente la distinzione macluhaniana fra medium freddi e medium caldi. Bene. Io sono una radio e non uno schermo cinematografico.

      Canonici baci ed abbracci e grazie per la diuturna fedeltà che mi commuove e mi emoziona.

  4. Opss, i colori erano nella foto…sorry

    1. Adesso vedo di mettere la foto al posto del link. E, come direbbe il Furio di Carlo Verdone, “Vedi cara che tutto si risolve?”.

  5. Salve Luca, io lavoro nell’agenzia Tecnocasa di via Montebello a Parma, ho visto la sua foto del ponte Dattaro e mi è piaciuta tanto. Le chiedo se posso usarla su un nostro Coupon in quanto a breve pubblicizzeremo una iniziativa in collaborazione con il titolare dell’agenzia agenzia Tecnocasa di Via Montanara. Il ponte Dattaro è proprio il ponte che divide le nostre due “zone”, se è d’accordo, ovviamente, sotto la foto riporterei il suo nome, cognome e se le può far piacere anche il nome/indirizzo del suo Blog.
    Resto in attesa di un suo riscontro e la saluto cordialmente.
    Diana

    1. Gentilissima Diana, non posso che essere d’accordo e, mi piace dirlo, non posso che essere ammirato per una richiesta così cortese e corretta, in questo universo virtuale in cui si arraffa e si porta a casa senza chiedere nè permesso nè scusa.

      Il blog sta chiudendo, anzi di fatto ha già chiuso, per totale mancanza di lettori (e forse di ispirazione, perché post belli come questo ormai non mi riescono più) ma resterà comunque in visione come rudere progressivamente diroccato, per cui se doveste menzionarlo nel Coupon di cui sopra mi farebbe anche piacere.

      Cordialissimi saluti.

      1. Gentilissimo Luca,
        la ringrazio veramente tanto, ribadisco è una gran bella fotografia, menzionerò senz’altro sia lei che il suo Blog!
        Un caro saluto.
        Diana

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