La felicità.

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Sembrerebbe tutto chiaro.

A parole siamo tutti d’accordo che felicità non è insediarsi nel nuovo attico in Piazza San Babila costato come un mediano di Lega Pro;

non è montare sulla nuova Station Wagon superaccessoriata con navigatore satellitare che ti avvisa perfino della vecchietta che sta attraversando la strada tre isolati più in là;felicita_00002

non è rimirare Parigi dall’ultimo piano dell’hotel cinque stelle dove il tuo capo ti ha inviato per seguire il convegno “Organizzazioni complesse e ricatti aziendali”;

Parma_697-09-36-30-8356non è entrare in una boutique a caso di Via Montenapoleone, partire per comprare un completino e finire con l’acquistare tutta la boutique e licenziare seduta stante le commesse;

non è gestire la vita degli altri senza saper gestire la propria (destino della maggior parte degli psicoanalisti di successo);imagesCAQ6U5B5

non è ricevere un David di Donatello alla carriera e vedere che nonostante i tuoi 63 anni le creature del sesso opposto ti si farebbero ancora tutte quante;

350px-Padova_Pratonon è andare in Brasile e con una modica spesa sui 20-30000 euro comprarti un bambino da adottare che corrisponde esattamente all’identikit che avevi in mente.

Si può essere felici anche poveri, disoccupati, malvestiti, con una macchina che perde i pezzi, basta che ci sia la salute:

si può essere felici anche ignoranti, emarginati, scansati e schivati fin dai vicini di casa, basta sentirsi belli dentro;

si può essere felici anche soli, senza prospettive, non contando niente, basta farsi buona compagnia da soli;

si può essere felici anche bastonati, umiliati, offesi, incompresi, fraintesi, ipertesi e neurolesi, basta sentirsi moralmente nel giusto.

 

OK, dichiaro il 14 dicembre 2012 giornata della buona fede e dei buoni sentimenti; per 24 ore illudiamoci che tutto questo sia vero e vediamo che effetto fa…

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10 Risposte

  1. Non ho idea che cosa sia necessario per essere felici. Pensare alla speranza e al domani, forse, cacciando via i cattivi pensieri : per me la felicità è anche un cucciolo caldo!!!!!! Ciao Riri52

    1. Purtroppo (o magari per fortuna) la ricetta della felicità è talmente soggettiva ed ineffabile che non può essere declinata con dei parametri generali ed universali: c’è chi è felice nel sacrificio e nell’oblatività più sfrenata, chi nello stare al centro dell’attenzione con qualsiasi mezzo e strumento lecito e illecito, chi nel leggersi un libro di Paolo Nori sulla panchina del parco leggermente stonato da una doppio malto con una gradazione da Sangiovese, chi nello scrivere, chi nel leggere, chi nel far di conto, chi nell’insegnare, chi nell’imparare e chi nel non fare assolutamente nulla.

      Certo chi cerca la felicità nel denaro (prezioso come mezzo, non posso non ammetterlo, ma nefasto e nefando come fine ultimo ed incondizionato) finisce in patologici cortocircuiti, inestricabili paradossi e diventa una gran brutta persona.

      E alla fine, tutto il post ruotava intorno a questo basilare concetto.

      P.S. Anche un cucciolo caldo come ricetta della felicità non è malaccio, comunque.

      Un caldissimo abbraccio.

  2. Ma te saresti quello del David di Donatello? Ah ah ah ah io potrei essere quella che entra nella boutique, che dici?
    A parte gli scherzi, io dico sempre che stare bene è la cosa principale, poi viene la mia bestia figlia e quello è il massimo, ed è mia tutta mia, ma il resto del mondo come fa? Lei è il mio piccolo sole personale!!!!!!
    Baci e fai il bravo neh!

    1. Impertinente impertinente impertinente e poi ancora impertinente. Io ho solo 55 anni e ne dimostro 53. E al massimo potrebbero consegnarmi un Golia di Ricevutello alla carraia.

      Se invece i tuoi genovesissimi risparmi ti consentiranno un giorno di rilevare un’intera boutique di Via Montenapoleone (il salotto di Milano) e poi farci il bello e il cattivo tempo, incluso assumere solo commesse palestrate e che nuotano i 100 stile libero entro il minuto e 30, chapeau!!!!

  3. Da incorniciare e leggere ogni giorno.
    (Un Rinaldoni al giorno toglie la tristezza intorno).

    1. Un po’ di Milvia di quando in quando
      è proprio quello che stavo sognando.
      E’ una delizia se mi commenta,
      sento un profumo di sandalo e menta.

      Sei sempre, perennemente, congiunturalmente, congenitamente, permanentemente, colpidilucemente esageratamente buona con me.

      Allora io incarto e porto a casa.

  4. La felicità è uno stato di grazia della semplicità, tutto il resto è complicazione di un animo che percorre le vie del tempo in corso. Felicità è essere amati e donare amore in una complicità che va al disopra dei sistemi. Difficile ma forse raggiungibile, se ci soffermassimo a pensare sull’effimeratezza della vita, forse troveremmo la felicità.
    Bellissimo post, buon fine settimana.
    saluti
    annamaria

    1. La tua equazione tra felicità e semplicità è di tale felice semplicità e completezza che non mi è possibile aggiungere altro, se non sottolineare e sottoscrivere.
      Se mi consenti un allegro e giocondo calembour (visto che parliamo di felicità e non di depressione) la vita può essere effimera (e ahimè lo è, ma simbolicamente può tendere comunque all’eterno), basta che non sia efferata.
      Quante stupide galline che si azzuffano per niente, cantava Battiato quando i testi non glieli scriveva ancora Sgalambro. Appunto.

  5. Sarà pur vero che il denaro non dà la felicità, ma permette di soffrire con tutte le comodità. Che sarà anche un luogo comune, però mi piace.
    Ginger Rogers era molto più brava di Fred Astaire perché faceva gli stessi passi, però all’indietro e con i tacchi alti.
    Qualcuno dirà: cosa c’entra? Niente, però mi piace.
    E ricordate sempre che sono astemia.

  6. Io credo di aver decodificato l’associazione mentale che ti ha portato a Fred Astaire e Ginger Rogers ma la tengo per me.

    Avrei voluto citare l’aureo detto “Se i soldi non danno la felicità, figuriamoci la miseria”. Ma del resto, secondo le leggi basilari della logica, se x non conduce ad y, non è automaticamente vero che basta rinunciare a x per arrivare ad y. Altrimenti uno potrebbe dire “La mia esperienza è che pagare le tasse non risana lo Stato, quindi non le pago più e vedrai che lo Stato si scanta”.

    Però. Suonava anche bene.

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