La fine del mondo. E alòra?

maya

La fine del mondo come notizia potrebbe essere liquidata con un’alzata di spalle e un ghigno dal sardonico al satanico, anche noto come cachinno (di solito associato col “lazzo”, ma in questo caso in uscita singola).

La profezia dei Maya, anche a voler essere molto ma molto creduloni, allude alla fine di un periodo di 5200 anni e all’apertura di un nuovo periodo che durerà felicemente fino al 21 dicembre 7212. Tutte le varianti sul filone catastrofico, che aveva funestato il cinema mondiale nei plumbei e pessimisti ’70 (beffardamente inseriti fra i due decenni più ottimisti della storia dell’umanità, e ancora oggi nessuno sa rendere conto del bizzarro fenomeno) sono delle aggiunte ex post (laddove post va inteso come avverbio e non sostantivo) prodotto o di menti devastate dall’esagerato ricorso a sostanze stupefacenti o genericamente intossicanti, o più spesso di menti che fiutano il business anche a mille chilometri di distanza e hanno perfettamente capito quante copie in più o punti di share codesta immonda bufala può produrre.

300px-Maya-Maske

Come per il millennium bug, già gli Australiani ci possono confermare che non sta succedendo nulla e nulla succederà, e forse come allora chioseranno “Same shit as before”, ché al limite un cambiamento (magari moderatamente) catastrofico avrebbe aggiunto tono ad uno dei periodi più grigi degli ultimi 16000 anni.

Sulla fine del mondo come metafora, invece, si potrebbero spendere riflessioni virtualmente infinite. Il mondo ha probabilmente scelto la strada della lunga tormentosa agonia che fra le altre cose è sicuramente, nel complesso, ben più dolorosa di una fine traumatica all’insegna dell’ “una botta e via”.

Un eutanasico cataclisma sarebbe quasi il benvenuto.

Quasi.

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6 Risposte

  1. Si fa per parlare, per trovare un pazzia condivisa da tutti, e fare giochi del tipo che faresti se fosse vero ( a saperlo!) Una bella e sana ironia su questo mondo zoppetto.
    E comunque siamo ancora qua, a ridere, piangere, godere e riflettere come sempre. Ciao e buona notte. Riri52

    1. Anche per questa volta, la fine del mondo non si è appalesata. Il 21 dicembre 2012 sarà comunque ricordato da molti come la fine ufficiale della Seconda Repubblica, avendo il Prof. Mari & Monti rassegnato ufficialmente le dimissioni. Qualora la Terza Repubblica dovesse segnalarsi per un eclatante miglioramento o peggioramento, o per un’irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare e non so fare domande, in quanti chioseranno “E però i Maya l’avevano ben detto…”. Tutto il resto è Natale.

  2. A me quando ho saputo che Monti si è dimesso mi è venuta in mente, chissà perché, una canzone di risaia, quella che dice al’incirca così:
    “Saluteremo il signor Padrone per il male che ci ha fatto/ che ci ha sempre tartassato fino all’ultimo momen’.
    Saluteremo il signor Padrone per la gran miseria nera/ pochi soldi in la scarséla e i debit da pagàr!”
    Comunque, buon Natale a Luca e a tutti gli affezionati frequentatori del suo blog.

    1. Il Signor Padrone è uscito di scena con una prontezza e una docilità talmente assolute, non appena il tirapiedi dell’ex-Padrone ha detto che non riscuoteva più la loro fiducia, e senza che ci fosse neppure una votazione parlamentare a sancire la cosa, da lasciar pensare che alla fine rientrerà in scena (anche lui, non come il Lucertolone ferito ma neanche tantissimo di meno, cambia idea con allarmante facilità, o magari ha un’idea chiarissima in mente ma non vuole che si capisca quale sia) o quanto meno che la sua uscita di scena, con anticipo di due mesi delle elezioni (rendendo più difficile al MoVimento 5 Stelle la raccolta delle firme, guarda te l’incredibile coincidenza) fosse stata concordata dietro le quinte.

      Ottimisticamente, nel commento precedente, vedevo le dimissioni ufficiali di Monti come la cesura fra la Seconda e la Terza Repubblica. Non vorrei, invece, che la Terza Repubblica fosse già cominciata nel novembre 2011 con un difficilmente reversibile ridimensionamento della sovranità nazionale.

      Ma fra tre giorni è Natale e cerchiamo di godere di queste giornate di ingenua e libera gioiosità con la mente e l’animo liberi da cattivi pensieri e tormentose inquietudini.

      Per gli auguri di Natale mi sto attrezzando in grande stile per dopodomani e quindi non anticipo nulla.

  3. Per il piccolo mondo in cui ognuno di noi è racchiuso, fatto di sentimenti, e speranze, e lavoro, e ambizioni, e fiducia nel prossimo, la fine è sempre in agguato, ogni giorno. Senza neppure poter dire, un attimo prima che avvenga il botto: mal comune mezzo gaudio. E quando avviene, quando il nostro piccolo mondo si sbriciola, forse non ci importa poi tanto che il Mondo continui ad esistere. Tanto siamo noi, che non esistiamo più. E che la festa continui ci lascia del tutto indifferenti. Forse.

    1. Ti confesso, come si dovrebbe fare in articulo mortis, che se il mondo fosse veramente definitivamente finito me ne sarei fatto una ragione (questo, ovviamente, nell’istante stesso in cui non esso scompariva anche ‘sto fesso). Non essendo finito, nè alcuna persona dotata di un minimo di senso pratico poteva dubitarne, la lotta continua.

      Il 2013 ci dirà se l’Italia dovrà sopportare ulteriori umiliazioni e disfatte o se un nuovo vento di resistenza e liberazione darà l’avvio, finalmente, a quello che non posso non definire un nuovo tormentato ma costruttivo dopoguerra.

      Una cosa però la vorrei: che il professor Mari & Monti si presentasse, senza tante acrobazie dialettiche da neo-democristiano, come aspirante premier e ricevesse dagli Italiani una risposta diretta (che se dovesse essere favorevole ho già prenotato il primo volo per la Tasmania).

      Uno splendido Natale che sia fonte di serenità ed ispirazione non solo letteraria.

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