Il malinconico Natale di Paolo ed Eufemio.

Quel Natale cadeva di venerdì: non essendo stato ancora sancito il diritto (e mezzo dovere) di apertura anche nei festivi, Paolo doveva chiudere per tre giorni. Alle otto e mezzo di sera della vigilia, aveva accatastato una consistente serie di prodotti che il lunedì successivo non sarebbero più stati vendibili. Accanto a lui, Eufemio li studiava con attenzione e cercava di valutare quanto ne avrebbe potuto portare via.

Certo che era ben strano Eufemio: Paolo non l’aveva mai visto chiedere aiuto. Una volta l’aveva trovato accovacciato sui gradini del duomo asciutto come una bresca, se pesava cinquanta chili era tutto il mondo, gli aveva chiesto da quanto non faceva un pasto decente, e lui aveva anche risposto in modo mediamente spiritoso “Che giorno è oggi? Lunedì, martedì… Due anni e mezzo.”.

L’aiuto di solito gli arrivava quando meno se lo aspettava, e in modi spesso sorprendenti ma, se era illunato male o la persona che voleva aiutarlo non gli andava a genio, l’aiuto veniva cortesemente ma fermamente rimandato al mittente.

Al massimo al massimo, ma forse lo faceva solo con Paolo, Eufemio poteva entrare nel negozio e attaccare un discorso a caso di nessun interesse, al che Paolo capiva l’antifona e senza alcun commento, mentre Eufemio parlava parlava e pudicamente guardava da un’altra parte gli preparava un cartoccino dove c’era dentro un po’ di tutto, poi lo lasciava sul bancone, faceva finta di andarsi a lavare le mani, e quando tornava il cartoccino ed Eufemio erano spariti, e sul bancone c’era un simbolico corrispettivo di  1 o 2 euro, che se non aveva nemmeno quelli Eufemio preferiva digiunare.

Una volta, tanto che c’era, Paolo s’era concesso anche una pisciata e al ritorno mancavano all’appello Eufemio, il cartoccino, due prosciutti e 6 bottiglie di whisky. Ma non se l’era presa. Sapeva che non era stato Eufemio.

Dopo che aveva caricato una quindicina di chili di vettovaglie nello zaino, Eufemio si era seduto e, guardando Paolo fisso negli occhi gli aveva chiesto “Ma te… sei contento della vita che fai?”. E Paolo s’era sentito un po’ a disagio perché era la domanda che voleva (e avrebbe forse anche dovuto) fare lui ad Eufemio, ma non s’era mai attentato.

“Contento… Chi è che è contento al giorno d’oggi?”.

Con pedanteria Eufemio aveva elencato una ventina di persone della città e del resto del mondo che, obiettivamente, sembravano molto felici e avevano tutti i motivi di esserlo.

E poi aveva concluso, con una certa involontaria cattiveria: “Io son contento, che te ci credi o no son contento. Ma te non m’hai mica risposto…”.

A Paolo era scappata una guardata alla gigantografia di Francesca il giorno del matrimonio, che sembrava un po’ Gina Lollobrigida e tutti la scambiavano per un’attrice, ed Eufemio s’era subito messo a parlare delle quotazioni di borsa come uno che s’è accorto di aver tirato un po’ troppo la corda.

Poi, come faceva da qualche anno alle 9 di sera della vigilia, Paolo aveva messo sullo stereo una canzone di Renato Zero che lo faceva commuovere, aveva stappato una magnum di Veuve Clicquot, aveva tirato giù la saracinesca che non vedesse nessuno due signori che si sbronzavano.

L’indomani sarebbe andato alla mensa della Caritas a portare tutto quello che Eufemio non era riuscito a caricare e a dare una mano per la preparazione del pranzo e per servire ai tavoli. Poi sarebbe rimasto lì a mangiare e chiacchierare, che alla fine aveva anche lui le sue disgrazie anche se non riusciva bene a spiegare quali fossero.

E alla sera magari un cinema.

Buon Natale Paolo. Buon Natale Eufemio.

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3 Risposte

  1. Ma poveracci che non siete altro… Già passate una vigilia da scacciati che più scacciati non si può. E in più non vi commenta nessuno. Mi sembra una colossale ingiustizia.

    Ma non preoccupatevi, io vi ho fatti e non vi disfo.

    Buon Natale Paolo. Buon Natale Eufemio.

  2. mea culpa, avevo scritto un commento e non sono riuscita a pubblicarlo. Mi scordo sempre le password! Auguri per l’anno prossimo, Paolo, Eufemio e anche l’autore Luca! Riri52

    1. Alla vice-presidentessa del mio Fan Club nonché donna di grande fascino e carisma si perdona questo ed altro. Auguri già per la fine del 2012, per il 2013 ce li facciamo più in là.

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