A gh’è na cà ch’l’an gh’ha miga l’uss.

C’è una casa senza la porta ed io vivo lì, di notte fa così freddo e le giornate sono difficili da sopportare là dentro.
C’è una casa senza soffitto, così la pioggia ci scende dentro
cadendo sulla mia testa mentre io tento di capire cosa sia il tempo.
 
Io non ti conosco, ma tu dici di conoscermi, magari è anche vero,
ci sono tante cose sulle quali non so cosa pensare …
Tu chiami il mio nome, ma non sembra vero
ho dimenticato le emozioni che provo, il mio corpo sta rifiutando le cure
C’è una casa senza campanello, ma tanto nessuno suona
qualche volta mi sembra difficile credere che qualcun altro sia vivo là fuori
C’è una casa senza alcun rumore; sì, tutto è tranquillo là …
non c’è un gran bisogno di parole se non c’è nessuno con cui scambiarle.
Ho imparato le mie logiche, le conosco molto bene, sono pronto a spiegarle a chiunque alla fine entrerà.
La logica nella mia mente, che è fredda di notte, non sembra che vada bene
quando c’è quella piccola nera figura che passa …
C’è una casa senza la porta, e nessuno vive là
un giorno è diventata un muro … bene, lì per lì non ci feci troppo caso. 

C’è una casa senza nessuna luce, tutte le finestre sono sigillate, barricate e sprangate,
ora solo il tempo si rivela.
Io non ti conosco, ma tu dici di conoscermi, magari è anche vero, ci sono tante cose sulle quali non so cosa pensare …
Tu chiami il mio nome, ma non sembra vero
ho dimenticato le emozioni che provo, il mio corpo sta rifiutando le cure
Qualcuno vuole aiutarmi ?

Paolo è morto, viva Paolo. Come ogni persona(ggio) che muore, Paolo si consegna alla leggenda. A parte la tentazione di dedicargli un qualche tipo di prequel, visto che tanto resterebbe da dire sulla sua vita. Basta che lui si decida a venirmele a raccontare… Perché dovete sapere (ma forse l’avete capito) che i personaggi navigano nel nulla già con tutto il pacchetto completo, dal primal scream della nascita ai grotteschi singulti della morte, ma di loro nascono solo quando qualcuno li mette sulla carta e non muoiono mai davvero.

E’ un po’ il 2009 immaginato da Lucio Dalla nel 1989: “Non ci si ferma più, non si muore veramente”, specie se “al brivido sottile di due occhi, di due occhi mescolati tra la gente …”.

Nel 2009 si moriva ancora, e nel 2013 ancora, ma raccogliamo comunque la metafora.

Nel cercare di immaginare la casa di Paolo, mi sono venute in mente allucinate visioni del futuro di Philip Dick di case supertecnologiche autosufficienti che escludevano l’esterno, oltre a una sua geniale anticipazione per la quale, nell’incipit di “Ubik” aveva perfettamente immaginato Dagospia, che avrebbe avuto luogo 15.000 km. più a ovest ma più o meno nei tempi da lui previsti. Prendete “Ubik”, leggete le prime pagine e sappiatemi dire.

La casa di Paolo era mediamente tecnologica per il 2014, ma trasudava comunque una sofferta autosufficienza. Allora ho pensato a Peter Hammill, ai suoi Van der Graaf Generator, assurdo gruppo senza chitarre e dalle anomale sonorità che però a volte, come nel caso suesposto, si stemperavano in armonie perfino eufoniche.

Ed è nato questo ennesimo rinunciabile post.

Buona vita.

NB. All’inizio del post c’è la versione ufficiale, come qualcuno di voi della mia età (cioè la quasi totalità dei miei attuali lettori) la ricorderà. Qui sotto c’è una minimalistica versione live piano e voce di Peter Hammill che rende l’idea ancora meglio e personalmente mi ha fatto venire  una devastante pella d’oca. Se avesse saputo cantare e suonare, Paolo l’avrebbe scritta e cantata lui, magari si sarebbe intitolata “A gh’è na cà ch’l’an gh’a miga l’uss”.

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2 Risposte

  1. Spero che presto Paolo ti venga a trovare. Ci manca, Paolo.
    Bellissima colonna sonora. Bellissimo tutto.

    1. Se ti ricordi, ti avevo raccontato qualche mese fa che i Van der Graaf Generator di Peter Hammill avevano, una quarantina di anni fa quando la musica era al massimo livello della creatività, fatto un concept-album sulla solitudine. Questo è il pezzo più vicino al formato-canzone tratto da quell’album, e soprattutto invece di riferirsi alla solitudine dello squalo, dell’imperatore, dell’astronauta che si perde nello spazio, si riferisce con modalità sottilmente allegoriche ad una solitudine urbana che riguarda miliardi di persone sulla faccia della terra (nel 2013 ancora più che nel 1971). E riguardava anche il Povero Paolo Perito Precocemente.

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