Tortelli d’erbetta.

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Derrate alimentari occorrenti per la preparazione della pasta: 600 grammi di farina, ovviamente bianca e non gialla perché non siamo qui nè per fare la polenta nè per pettinare le bambole; quattro uova di gallina; il quantitativo d’acqua che Voi ritenete a Vostro insindacabile giudizio necessario; una quantità di sale raccolta con lo stesso gesto con cui si prenderebbe per la guancia un bambinetto ribelle e gradasso.

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Derrate alimentari occorrenti per la compilazione del ripieno: trecento grammi di erbette, o come ci si ostina a dire nel resto d’Italia, bietole; trecento grammi di ricotta romana perché a Parma siamo poco campanilisti; due tuorli d’uovo che avrete separato sagacemente dall’albume col tradizionale metodo dei due cucchiai, se non siete buoni lasciate lì e andate da Mc Donald’s; centocinquanta grammi di parmigiano, mica di grana padano che magari lo fanno a Cremona e così son buoni tutti gli asini, e che sia grattugiato molto fine sennò oltre a Mc Donald’s c’è anche Burghy, Spizzico e Ulcerino che vi aspettano a braccia aperte.

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Ulteriori ingredienti per condire il tutto: burro fresco, ma qualche carrettiere dell’Oltretorrente adora quello lievemente rancido che fa svisare il sapore verso orizzonti di gloria; parmigiano del più buono a volontà.

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Lavare molto bene le erbette o bietole che dir si voglia, giacché le stesse hanno la pessima abitudine di raccogliere terra, animaletti di tutti i generi, sporcizie innominabili e lerciumi da tutto il mondo. Evitare centrifughe o altre diavolerie per poltroni, adoperare occhio pazienza e olio di gomito finché le erbette non brilleranno come diamanti ed emaneranno il caratteristico odore dell’erbetta ben lavata, indi farle scottare in due dita d’acqua dopo di che strizzarle crudelmente e senza requie finché non tornino asciutte e tritarle finemente dapprima con un coltellaccio da Jack lo Squartatore e quindi con la tradizionale mezzaluna. Questa tritatura deve lasciare minuzzoli di non più di 100 mg. Disporre la ricotta in una terrina insieme ai risultati della tritatura, i tuorli d’uovo, il sale e il parmigiano grattato (spesso in tutti e due i sensi possibili della parola). I più insicuri a questo punto assaggiano il ripieno per sentire se è abbastanza saporito e i più dubbiosi ne assaggiano così tanto che non basta più per la sfoglia, così che arriveranno in tavola alcuni tortelli come si deve ma tanti altri che sono l’emblema della fame in India. Nel frattempo qualche vostro aiutante, o voi stessi se siete dei poveri sfigati, avrete preparato e tirato la sfoglia con l’avvertenza di non farla troppo sottile o il ripieno sguscerà fuori da tutte le parti, nè troppo spessa se no ci vorrà la betoniera per avvolgerla.

Focaccia

Ora è il momento in cui tecnica e creatività si sposano: sull’appetitosa spianata della sfoglia sappiate disporre a intervalli regolari quantità equivalenti di ripieno, ciò fatto gustate l’aroma inebriante che si sprigiona e l’altrettanto inebriante quadro visuale, scattate anche un paio di foto col telefonino da mandare a qualche amica perennemente a dieta per farla impiccare al cesso, quindi procedete alla pigiatura manuale della pasta in posizione equidistante tra un prelibato mucchietto e l’altro, e se siete dei puristi procedete alla separazione sempre a mano di ogni singolo tortello, altrimenti fate passare una banale volgarissima rotella e limitatevi ad esprimere la vostra arte quasi demiurgica nel dare ad ogni tortello una forma simile ma unica con qualche artistico svolazzo.

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Fate bollire l’acqua in un capace pentolone esagerando un po’ col sale e versarvi i tortelli il più contemporaneamente possibile anche a costo di ustionarvi in più punti per l’allegro schizzamento che ne risulterà. La buona tavola implica i suoi sacrifici e i suoi piccoli màrtiri e martìrii, cribbio…

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Mescolare con bella maniera ad evitare di presentare in tavola tortelli oscenamente spanciati, e quando il vostro intuito vi dirà che sono cotti, con infinita cautela e amore tirarli su con un mestolo sforato (che non vi venga in mente di sbatterli tutti in una volta su un lurido scolapasta) e metterli a strati in una capace e plateale zuppiera spolverando ogni strato con abbondante parmigiano grattugiato. Nel frattempo il vostro fedele inserviente avrà fatto fondere il burro a fuoco lento (altrimenti si sprigioneranno una miriade di radicali anarchici che altereranno in modo irreversibile e vergognoso il sapore) che andrà versato bel caldo su ogni singolo strato di tortelli.

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I tortelli, a questo punto, andranno ingeriti nella loro totalità entro i 20 minuti successivi perché riscaldati fanno assolutamente cagare.

Buon appetito e niente paura, la dieta può (ri)cominciare domani…

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23 Risposte

  1. E’ un post bellissimo!
    Ma sai farli davvero? Sono ammirata ( si dice? volevo dire che ammiro
    la tua capacità e manualità culinaria).
    E’ bello ridere e mangiare.
    Ciao

    1. In cucina in passato mi divertivo a tentare allegri esperimenti con alterni risultati, se devo seguire una ricetta mi annoio e vado al ristorante.

      Qui mi sono limitato a tradurre, molto ma molto liberamente, una ricetta scritta in parmigiano strettissimo tratta, se non ricordo male, dal sito tolasudolsa.pérma.org(asmo culinario) ma forse ricordo malissimo.

      Ho visto comunque che quando parlo di culinaria le visite al mio blog, pèm!, s’impennano. E va be’….

  2. Caspita che descrizione, pare che tu sappia farli per davvero: è tutto perfetto tranne che per il peso della farina, a quattro uova corrispondono mediamente quattrocento grammi di farina (un uovo sta a cento grammi di farina). Però il post è bellissimo, divertente quanto basta ed è anche la dimostrazione che quando si sa scrivere, come sai farlo tu, tutto può divenire articolo interessante.
    Ti lascio un abbraccio.
    annamaria

    1. Ai grammi di farina mancava uno zero, che ho provveduto ad aggiungere. Fai bene a dire “pare”, perché in cucina mi arrangio in modo rudimentale ma non saprei fare nulla di ortodosso.

      Dopo tante battaglie, volendo, puoi anche farti uno spinello
      , cantava Gaber. E allora dopo tanti post su argomenti drammatici pubblici privati e metà e metà si può anche andare sul futile senza provare vergogna.

  3. Passo solo per un abbraccio. Poi domani mi leggo tutto. È che c’ho da fare, peggio di quando compilavo Unici 740 e 750. Uffa!

    1. Io passo delle giornate oziose non per mia scelta e se c’hai troppo da fare passamene pure la metà che non mi crea problemi. Immaginare emoticon dal sorriso di chi fa finta di saperla lunga ma la sa che non gli arriva alla punta del naso.

  4. Ecco vedi, potresti scrivere anche un libro di ricette, inventate o tradotte… Un Rinaldoni, che potrebbe ben competere con il grandioso Artusi, che è stato, nella mia lontanissima infanzia, non un personaggio, ma, mi pareva allora, una vera e propria persona che si era benevolmente installata nella cucina di casa. Non solo ricette, contiene quel libro, ma anche un linguaggio letterario colorito e gradevolissimo.
    I miei impegni, non retribuiti, ahimè, non sono purtroppo ripartibili, ma ti ringrazio per l’offerta.
    Non ho capito, però, l’ultima parte del tuo commento… Vedi, non sono poi così arguta come pensi…
    Ciao, Luca!

    1. Trattasi di gioco nato a suo tempo con Franz, che ama molto gli emoticon mentre io li aborro. Allora gli dicevo “Immagina un emoticon di questo e quest’altro tipo” (quasi sempre esprimenti emozioni complesse e in realtà iconicamente non rendibili con un emoticon) e lui apparentemente stava al gioco, o se mi mandava a quel paese non dava ad intenderlo.

      E comunque, come ho spiegato a suo tempo a qualcuno che, anche con una certa malagrazia, mi aveva fatto capire che non aveva capito una sola parola del mio commento e che esso gli sembrava completamente off topic rispetto al suo, che invece grondava e luccicava lodevolmente di coerenza e lucidità, spesso i miei commenti non li capisco neppure io. Ma non dirlo in giro.

  5. Che appetito mi ha scatenato questo post! Al quale ho solo un appunto, o due, da fare: non spieghi come si fa la sfoglia, operazione che richiede una dose più che discreta di abilità manuel; sembri insinuare che i più esperti possano prelevare i quadretti di pasta semplicemente a mano: E invece la rotella ci vuole! O quanto meno un coltello appuntito. E solo dopo aver tagliato per benino i riquadri si pone su ognuno di essi la quantità giusta di ripieno per poi richiuderli rapidamente prima che la sfoglia si secchi. Che se si asciuga troppo, addio che t’amavo!
    Che fame che ho, che fame che ho!

    1. Avendo semplicemente tradotto in modo estremamente libero una ricetta originariamente in parmigiano stretto, non sono responsabile di refusi e abusi. Annamaria mi aveva già fatto notare che forse 60 grammi di farina sono un po’ pochi per 4 uova, e tanto che c’ero ho aggiunto uno 0 sicuro di non sbagliare.

      Controllando la ricetta, è vero, quelli di tolasudolsa.pérma.org(asmo culinario) danno per scontato che la sfoglia la sappia fare anche un bambino e non credo che sia vero.

      Visto che oramai ‘sto post sta diventando una storia infinita (o na fola ch’l’an fnissa pù), e la cosa lungi dall’irritarmi mi diverte, come quando dicevo: mi tira il cl e voglio vedere dove mi porta, non vi linko ma vi trascrivo sic et simpliciter la riceta originèla acsì c’me l’ho catèda. Vedrete anche voi che l’estensore della stessa si limita a un laconico burbero oserei dire guareschiano (maestro di scrittura asciutta in cui ogni parola pesava un quintale secondo l’uso della bassa, a Parma Città si chiacchiera molto di più ma non sulle cose serie come i tortelli d’erbetta, dove una parola è poca e due sono di troppo) preparér la fojéda sutila, che ci sembrava a lui d’aver detto anche troppo, chioserebbe Paolone Candiani. Io, a paragone, essendo parmigiano di città sia pur d’adozione, e fuori della città più pedemontano che bassaiolo (Langhirano e Medesano i luoghi della memoria) mi sono espanso in un oceanico interminabile Nel frattempo qualche vostro aiutante, o voi stessi se siete dei poveri sfigati, avrete preparato e tirato la sfoglia con l’avvertenza di non farla troppo sottile o il ripieno sguscerà fuori da tutte le parti, nè troppo spessa se no ci vorrà la betoniera per avvolgerla.

      Lavär bén bombén ilj arbètti, po zbojintäria con pòch àcua, zgosäria e stricagnäria par tirär via tutt i resìddov d’ àcua e tridäria fén. Mèttor la ricòta in-t-na trén’na insèmma ilj arbètti tridädi, i giäld d’ớv, al säl e al formàj gràna pramzàn. Tastär al pjén par vèddor s’ l’ e bén savorì mèttrol in frìgo cuatè, preparär la fojäda sutìla. Ciapär al pjén e fär di mucc’ insìmma a la fojäda a pòca distànsa vớn da l’ ätor, pigär la pasta e schisärla con i dìd trà un mucc’ e l’ätor, tajär i tordè con la rodéla par la fojäda. Fär bòjjor l’àcua bén saläda in-t-na brớnza e po versär i tordè in-t-la brớnza.

      Mezdär con manéra e cuànd jén còt al dént tớr via la brớnza dal fớgh. Con ‘na mess’cia foräda tiräria su poc a-la volta e mèttoria a strät in-t-na supéra con ‘na spolvräda äd formàj gràna pramzàn

      e ‘na coläda äd butér fuz a fớgh lént ogni strät, sarvìria bén cäld.

      Ammetterete che la mia traduzione ha una valenza letteraria ben diversa e vale da sola il prezzo del biglietto anche se come ricetta in sè e per sè altera in modo indelebile le funzioni intestinali.

      Buon mercoledì a tutti, miri ella la completezza di codesta risposta e resti sempre la presidentessa del mio fanclèb.

  6. La ricetta è molto invitante, buona direi. Hai anche quella della pasta e fagioli, che vorrei fare domani? Ciao Riri52

    1. Questa è la mia unica incursione nella gastronomia. Non ve ne saranno altre. Mi sento un po’ come Lucio Dalla che dopo aver scritto “Futura”, “Caruso”, “L’anno che verrà”, “Anna e Marco”, “Le rondini”, rischiò di essere imperituramente ricordato per “Attenti al lupo” che oltretutto l’aveva scritta Ron.

      Questo post era una implicita garbata polemica col mondo della politica, del quale vorrei e dovrei parlare a meno di un mese dalle elezioni più epocali della storia della Repubblica Italiana ma proprio mi scappa la voglia.

      Continua comunque a leggermi, cararita ritacara, che per quello ti troverai bene.

  7. Allora allora velocemente faccio mente locale…… prima cosa prima di dimenticarmi, perchè oltre a sbranarmi tutto il post ho letto velocemente anche i commenti e relative tue risposte e mi sono divertita non poco, specialmente quando dici che i tuoi commenti a volte non li capisci neppure tu, AH AH AH AH AH me la rido e IO ALLORA COSA DOVREI DIRE? ahhhhhhh eh eh eh eh eh basta che mi viene mal di pancia…..
    Poi passiamo oltre. Ma “bietole” pensavo che fosse un termine genovese, infatti in Piemonte le chiamano “coste” , come stanno realmente le cose? (ti uso da dizionario notiziario umano).
    Non ho mai letto una ricetta più simpatica di questa, peccato che l’hai solo tradotta se non ho capito male, sembra proprio tua però ehhhh potevi anche far finta di niente….. o avevi paura che ti venissero richieste altre ricette e allora panico paura giusto?
    Bella bella bella anche quella del parmigiano “grattato” in almeno due modi eh eh ehh eh eh
    Comunque fare la pasta ripieno ecc ecc va beh dai quasi quasi un bel ristorantino ci vorrebbe.
    Notte.
    P.s. sono dopata?

    1. Dimenticavo: Pasta e fagioli NO NO NNO NO NON LAVOGLIO NEANCHE LEGGERE CHE SCHIFOOOOOO

    2. Sì. Risposta alla domanda finale.

      Per il resto: il consiglio, anche per i livornesi, maceratesi, agrigentini, oristanesi è di rifarsi alle istruzioni originali e, qualora non si capisca qualche parola o non si condivida qualche indicazione, andare a buon senso o addirittura improvvisare, usando se del caso ingredienti alternativi presenti sottomano (cardi, pistacchi, tobleroni, castagne, noci, noci di cocco, preservativi usati, bastoncini di ghiaccioli, compresse di naftalina, cosce di rana, caviglie di rospo, pappagorge di pipistrello e simili amenità psicogastriche).

        1. Ma sono rimasta anonima ….. ah ah ah ah

          1. Continua a leggermi, continua a commentare, rappresenti la spezia piccante che dà più sapore a un blog a volte un po’ tautologico ed autoreferenziale (consultare il dizionario enciclopedico degli orsetti, please…).

            1. Va bene spezia piccante mi può anche andare bene. Però però però so anche essere dolce…… ora vado a prendere il dizionario degli orsetti eh eh eh eh

              1. Si spera che una persona nell’arco della propria esistenza sappia incarnare diversi personaggi, vestire diverse maschere, portare panni diversi ed emanare aromi diversi (se si lava poco, poi, gli aromi possono essere molteplici).

                Lo so che sai essere anche dolce, meditativa e contemplativa, ma io ho espunto una tua qualità (non esclusiva ma pur sempre indubitabile nonché indubbia) che mi sembra si inserisca bene in codesta cattedrale nel deserto che poi sarebbe il mio blog.

                Ti saluto col mio tradizionale, vernacolare saluto “Arvèdres”.

  8. P.s. Comunque ripetere lo stesso concetto con parole diverse (giusto?) può essere tautologia ma io la chiamerei anche una carie dell’età eh eh eh eh eh che dici?

    1. Sì, il significato tradizionale della parola “tautologia” credo che sia quello da te espresso, io la uso con l’accezione un po’ più tecnica di “proposizione che definisce una realtà autoevidente e quindi non apporta alcuna nuova informazione”. Però questa definizione non la trovi nel Dizionario degli Orsetti, al massimo in quello degli Ornitorinchi Boreali.

      E in quanto tale non è una carie dell’età ma un vezzo un po’ snob.

      Ancora arvèdres.

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