Se una canzone ti insegue c’è poco da scappare.

Camminavo vicino alle rive del fiume nella brezza fresca degli ultimi giorni d’inverno e nell’aria andava una vecchia canzone e la marea danzava correndo verso il mare. A volte i viaggiatori si fermano stanchi e riposano un poco in compagnia di qualche straniero. Chissa dove ti addormenterai stasera e chissà come ascolterai questa canzone. Forse ti stai cullando al suono di un treno, inseguendo il ragazzo gitano con lo zaino sotto il violino e se sei persa in qualche fredda terra straniera ti mando una ninnananna per sentirti più vicina. Un giorno, guidati da stelle sicure ci ritroveremo in qualche angolo di mondo lontano, nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati o sui sentieri dove corrono le fate. E prego qualche Dio dei viaggiatori che tu abbia due soldi in tasca da spendere stasera e qualcuno nel letto per scaldare via l’inverno e un angelo bianco seduto alla finestra.

Ci sono canzoni che ti inseguono per tutta una vita (questa, nella migliore o peggiore delle ipotesi, mi accarezza e/o perseguita da un ventennio scarso).

E se ti inseguono cosa vuoi fare? Dir loro “Canzoni che mi fate stare un po’ bene un po’ male, potreste sparire nel dimenticatoio o nella peggiore delle ipotesi risovvenirmi (diciamo) quelle 2-3 volte all’anno che non si negano neppure a “Finché la barca va”, magari nella versione postpunk degli Ustmamò?”?

Seh. Le canzoni stan lì ad ascoltarti. Se la fanno addosso appena ci parli. Loro corrono parzialmente libere nell’aria e quando trovano la povera vittima le si incollano addosso come mosche di inizio autunno.

Questa però ha una tirannia dolce e tollerabile: come quasi tutte le canzoni dei Modena City Ramblers prima maniera (quelli con Cisco Bellotti, Luciano Gaetani e il troppo presto dimissionario Alberto Morselli, una delle voci più strepitose della musica mondiale), quelle successive sono carine ma leggermente troppo didascaliche per i miei gusti.

E questa canzone, come tutte le prime dei geniali sassolesi, parla di tante cose insieme senza darlo ad intendere: del succedersi delle stagioni; del fascino del vagabondaggio, reale e metaforico, che è implicito nella loro denominazione; {da qui in poi i significati son tutti tuoi e Cottica & C. non hanno alcuna responsabilità. Sono cose tue} e della fine giusta e razionalmente accettata, ma emotivamente forse devastante (perché sto dicendo “forse”?) di una storia di qualche anno fa.  A ogni fine inverno ti pugnala con amore. Ma anche a ogni fine estate.

 

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4 Risposte

  1. Non la conoscevo e ti ringrazio, mi è piaciuta la musica, il testo che ho riletto proprio perché lo trovo bellissimo, e la voce del cantante… non ci sono parole: una voce penetrante, di spessore e molto musicale.
    Buona giornata, un saluto.
    annamaria

    1. Probabilmente tutti abbiamo una ristretta serie di canzoni che, messe in fila con poche scarne parole di commento, direbbero sulla nostra vita più di migliaia di parole. A volte ci si resta male quando delle canzoni che per noi sono pezzi di vita per gli altri sono rumore di fondo vagamente dissonante e cacofonico.

      Ma questa credo che non lo sia in assoluto.

  2. Sì, caro Luca, credo proprio che tutti abbiamo canzoni che ci evocano emozioni a volte devastanti, a volte intensamente dolci, che forse, poi, sono ugualmente devastanti. Non sono facile, per pudore, al pianto. In genere piango dentro di me, così come a volte rido, o sorrido dentro di me. Eppure basta una canzone e le lacrime arrivano, si esternano, anche se non sono sola. A volte per il testo (mi capita con molte canzoni anarchiche, in primis Addio Lugano bella, e con molte canzoni di Guccini), a volte perché legate a un momento della mia vita affettiva, a volte… a volte non lo so proprio perché una canzone mi commuova tanto profondamente.
    Non credo che siano le canzoni, a inseguire me. Sono io che ci vado a sbattere contro. E , per un po’, mi rimangono addosso i lividi. Ma sono lividi che coccolo.
    Mi è venuto in mente che anni fa scrissi anch’io un post sul potere emotivo delle canzoni, non profondo e articolato come questo tuo, però.
    È questo: http://rossiorizzontidue.wordpress.com/2008/05/03/sono-solo-canzonette-2/
    E, rileggendolo, oltre ad accorgermi che il trasferimento da Splinder a WP ha combinato dei casini con le immagini di apertura, mi accorgo che di canzoni, ne avrei tante altre da aggiungere.
    Bella, la Ninna nanna! Bellissima.

    1. Quando sono, come si dice a Parma e forse anche a Bologna, “gonfio”, mi commuovo anche per canzoni dalla retorica talmente plateale e visibile che dovrebbero muovere ad un irrefrenabile ilarità (caso mai).

      Quando non sono gonfio apprezzo e mi emoziono per le canzoni che avrei voluto scrivere. E a volte quasi allucino di averle veramente “pensate” io ma che siano poi trasmigrate nelle menti, nelle penne, negli spartiti di qualcun altro. E la mia vita slitta vieppiù in un orizzonte surreale ed impreciso che mi sta quasi piacendo.

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