Meglio solo che male accompagnante.

 

Meglio solo che male accompagnante.

Nella mia giullaresca abitudine di rimaneggiare o capovolgere citazioni, motti esemplari, detti celebri, sentenze & proverbi, trovo che quanto sopra scritto potrebbe essere il mio motto.

Alla proterva sicumera che, springando dritto dalla remota adolescenza, non aveva smesso di accompagnarmi fin oltre la soglia del mezzo secolo di vita, si va (opportunamente? Ai posteri…) sempre più sostituendo uno spietato spirito autocritico che mi grida di uscire, che mi urla di cambiare, di mollare le menate e di mettermi nella vita reale.

Mentre in un recente passato avevo la convinzione psicotica che tutto mi spettasse, e questo pesava maledettamente su chiunque si rapportasse con me, nel presente ho l’iper-realistica impressione che in ultima analisi nulla mi spetti per diritto divino e tutto vada ancora maledettamente conquistato, mantenuto, difeso.

C’è caso che me ne potessi e dovessi essere accorto un po’ prima, e non ora che nella mia stalla albergano solo vitellini dal passo malfermo e bovi ormai incapaci di deambulare.

Non c’è nessun problema a fare l’artista un po’ bohemien, a patto che anche gli altri ti riconoscano questa qualifica e siano magari disposti, perchè no, a monetizzarla.

Se fai l’artista bohemien per una vita intera e gli altri si aspettano da te le comuni mansioni & prestazioni di un banale cittadino senza nè ghiribizzi, nè svolazzi, nè arabeschi, l’equivoco può avere nel tempo effetti devastanti.

E’ sull’errata costruzione del Sè che crescono e si alimentano perniciosi disturbi di personalità, spesso con delle fastidiose implicazioni antisociali (Sono un tipo antisociale, non mi importa mai di niente, sulle scatole mi sta tutta la gente, cantava un incazzoso giovane Guccini prima di riciclarsi nel Carducci di fine secolo scorso).

Questo blog, e più ancora ciò valeva per il precedente (scomparso nel naufragio della Leonard Valour due ore prima di approdare al porto del settimo anno per poter entrare serenamente in crisi)  registra e rispecchia abbastanza fedelmente l’itinerario della mia vita.

Rileggendolo, io che amo più la parola che l’immagine ho l’esperienza che altri ricavano dallo sfogliare un album fotografico: vedo come sono cambiato (probabilmente in meglio, anche se adesso ho un’idea esattamente opposta) e come mi sono liberato di un perverso sadomasochistico desiderio simultaneo di piacere a tutti e di aver sempre ragione (non è chi non veda che non può darsi l’una cosa senza rendere impossibile l’altra) per ritagliarmi uno spazio che per ora non è nè piacevole nè rassicurante ma che forse lo diventerà: e da lì, forse, potrò spendere la parte finale della mia vita recuperando un modo diverso di stare in compagnia.

Ma per il momento, meglio solo che male accompagnante…

 

 

Ma non staremmo tutti tanto ma tanto meglio con un cervellino da beccaccia?

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4 Risposte

  1. Sai la sicumera è come un boomerang e produce allontanamento: la gente intimidita sparisce. Pochi ma buoni, certamente, ma almeno che ci siano i pochi, perché quando si è giovani si potrebbe anche farne a meno dei pochi, ma dopo? La solitudine è compagna della malinconia, molto meglio la modestia, la disponibilità e l’ascolto, prima l’ascolto poi mettere in mostra le proprie competenze che vanno servite con dolce esperienza.
    Buona giornata.
    affettuosamente
    annamaria

    1. A forza di sbagliare e forse imparare fra un po’ di anni farò la cosa giusta. Ovviamente morirò un secondo dopo.

      Un abbraccio.

  2. Mi collego al posta di Annamaria, perché se ci vuole tenacia a restare antisociali (almeno un poco) credimi ci vuole tenacia a restare dentro gli schemi, specialmente se in fondo all’animo c’è la natura ribelle e avventurosa, così pensi. Che non hai mai potuto sperimentare fino in fondo, ma a volte ne hai assaggiato qualche frutto , ottimo al primo morso. E alla fine che resta? Non ho risposte, se le trovo te le scrivo! Ciao Riri52

    1. Più che altro per restare dentro gli schemi, specie quelli attuali, occorre non soffrire di vertigini e avere una peristalsi perfetta. Se codeste prerogative ti mancano, giramenti di testa e conati di vomito ti costringono a decentrarti in territori più sicuri (forse).

      E, come diceva il grande Flaiano, la peggior iattura per un genio è quella di essere perfettamente compreso.

      Salutissimi.

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