L’uomo che dava indicazioni stradali agli armadilli.

EGITSTU3Un giorno di fine estate, che nessun altro indizio lasciava immaginare come straordinario, l’uomo riuscì a sentire il proprio inconscio. Non a percepirlo in modo preciso ed analitico, naturalmente, perché qualunque essere umano sarebbe impazzito nel giro di dieci secondi se avesse avuto questa dote. Men che meno a percepire l’inconscio altrui. Ma quanto meno a rendersi conto in modo approssimativo e globale che dietro ogni sua sensazione, ogni cosa vista o sentita, ogni pensiero, ogni esperienza registrata coscientemente, si agitava un magma indistinto di retropensieri, un retrogusto agrodolce di impolverate realtà affondate nel passato, un gusto un po’ amaro di cose perdute, dove appunto una scheggia di canzoncina finto-estiva poteva inserirsi a mo’ di perno destabilizzatore negli stanchi rituali di fine stagione.habemus-papam-gall4

Forse era stato il troppo sole, si disse all’inizio l’uomo. Come nei primi due giorni di vacanza gli eccessivi sacrifici al Dio Sole, seppur attenuati da costosi unguenti opportunamente consigliati dalla commessa della profumeria (che in realtà era l’unica acquisizione che lui avrebbe voluto fare, fanculo abbronzanti doposole e creme emollienti), avevano asportato a dolorosi brandelli la porzione superiore del suo derma; così forse anche il suo apparato psichico si era per così dire scoperchiato lasciandogli libero accesso alla cantina e agli scheletri in essa gelosamente custoditi.

imagesFosse stato quel che fosse stato, fusse che fusse la vorta bbona, ora con quella capacità doveva abituarsi a convivere; poteva sembrare fastidiosa e imbarazzante tanto che c’era, ma sicuramente quando fosse improvvisamente venuta a mancare (e l’uomo era certo che ciò sarebbe prima o poi successo, con la brutale protervia dello scatto di un interruttore) l’avrebbe amaramente rimpianta.imagesCAEYI419

Poco alla volta, poteva rendersi conto che quel coacervo di fantasmi, quel coagulo di oggetti rimossi, quella pittoresca collezione di scarti psichici non potevano essere analizzati in modo lineare; ma gli era comunque possibile, come in un’alba invernale avvelenata da un black-out, allungare la mano nel cassetto e tirar su ora un elemento, ora un altro, portarli in piena luce ma quasi sempre per rendersi conto che non erano alla vista quello che sembravano al tatto.

lastanzadelfiglio4Con un adeguato numero di prelievi, pensava l’uomo, potrei pensare di formarmi un affascinante quadro d’insieme del mio inconscio. Già, ma quanti prelievi sarebbero stati necessari? E soprattutto, nel giro di pochi giorni se non di poche ore il materiale psichico prelevato sarebbe stato di nuovo oggetto di censure, rimozioni e distorsioni. Se quel materiale era finito in cantina, del resto, era segno che nel salotto buono non si riteneva giusto tenerlo.psicanalisi

Alla fine si accontentò di quel curioso (e in fondo non sgradevole) allargamento della coscienza che la nuova abilità gli forniva. Grazie alla capacità di sentire l’inconscio, infatti, nulla di quello che gli succedeva gli dava più l’impressione di essere casuale. Imprevedibile a priori, magari, ma nulla più gli sembrava assurdo o ingiustificato a posteriori. L’odio viscerale per l’innocuo vicino d’ombrellone aveva rivelato significative associazioni col compagno di banco che non lo lasciava copiare (che aveva lo stesso timbro di voce), con l’ex-marito del suo più grande amore (che aveva un naso identico), con il maresciallo ignorante del Comando Presidio di Spilimbergo che lo tartassava ingiustamente (provenivano entrambi da un paesone di alta collina del maceratese a cui il panorama mozzafiato e la squisita cucina avevano donato una fama sproporzionata alla caratura reale). Quella leggera congestione durante una nuotata, con immediata plateale uscita dall’acqua e figura di merda con gli altri bagnanti, era avvenuta nel punto esatto in cui da bambino suo padre aveva cercato di renderlo avvezzo alle tecniche dell’apnea con metodi un po’ troppo empirici.

psicoanalisiMa come tutte le belle favole anche questa si interruppe presto: tra Cesena e Faenza, sulla strada del ritorno, mentre si divertiva a trarre tutte le possibili associazioni alfanumeriche da una contorta targa belga, all’improvviso quella targa ritornò ad essere sè stessa e nulla più. E al ritorno in città, l’uomo era di nuovo l’ottenebrato e inutile ottuso che la vita l’aveva reso.stefano-accorsi-e-nanni-moretti-ne-la-stanza-del-figlio-24075

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2 Risposte

  1. In questo accattivante racconto, anche se è solo allusa, mi sembra affascinante l’eventuale possibilità che la coscienza avrebbe di interagire, così come con l’inconscio, anche con il fluire della realtà oggettiva, secondo modelli cari alla cultura vedica.
    Da parte mia ebbi il dono, negli anni dell’adolescenza, di conoscere e poi imparare ad applicare teorie che si discostano dall’ortodossia freudiana, e che considerano la parte profonda e non controllata della coscienza come un dispensatore molto saggio di linee di tendenza, che è prezioso imparare (talvolta anche dolorosamente) ad ascoltare e a considerare un interlocutore dotato di particolare intelligenza.

    Ancora un saluto primaverile, nel giorno della Resistenza storica e attuale.

    1. La distinzione che tu tracci è quella che separa la psicoanalisi “moralistica” del primo Freud (in tarda età egli stesso avrebbe trattato l’argomento dell’inconscio in maniera meno meccanicistica e lineare) da quella aperta al mistero e alla molteplicità interpretativa di Carl Gustav Jung; e per certi versi, quella che separa l’800 positivista dal ‘900 “secolo del dubbio”.

      Con chi dei due mi trovi più a mio agio credo sia del tutto evidente.

      Analitici saluti.

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