Una grandissima in incognito si prende un lungo periodo di pausa.

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Anna Proclemer… Diobono quanti anni erano che mi ero dimenticato della sua esistenza, e del resto la mente umana contiene milioni di dati ma un buon novantanove virgola nove periodico per cento staziona sotto la superficie nell’inconscio, una piccola parte perché sarebbe pericoloso tenerla in vista ma una parte quasi totale solo perché sul momento sembra che non serva.

Però Anna continuava a vivere. Non era mai stata bellissima e la tarda età l’aveva anche un po’ sfasciata, dilatata come un aerostato, magari aveva fatto anche del cortisone e questo spiegherebbe tutto.

Assomigliava un po’ all’Anna del consultorio di Langhirano, che però era più bella della Proclemer e diceva chi l’aveva vista in costume che aveva un fisico che da vestita non ti saresti neanche immaginato e ha sposato un signore che si chiamava Enrico Bruschi senza la e, ed era tanto scontrosa con gli adulti quanto dolcissima coi suoi piccoli pazienti.

O forse la somiglianza è legata al suo personaggio più famoso, allora si diceva l’istitutrice oggi si direbbe la terapista privata della riabilitazione, di una bambina cieca e sordomuta, un po’ come i bambini della Lega del Filo d’Oro di Osimo o come il Tommy degli Who, solo che la bambina della pièce teatrale era nata così e Tommy lo era diventato perché aveva reagito non troppo bene assistendo per caso alla scena della madre e del suo amante che uccidono il padre.

Forse non tutti sanno che, chioserebbe la “Settimana Enigmistica” in una rubrica di spigolature curiose ma meno estreme di quelle contenute in “Strano ma vero”, Anna ha dapprima prestato la voce ad Anne Bancroft nel doppiaggio italiano del film “The miracle worker”, diventato in italiano “Anna dei miracoli”, e credo sia stata l’unica volta che un titolo italiano migliorasse il titolo inglese. Per poi battersi per poter recitare lei stessa quel personaggio in una riduzione televisiva del 1968, in un’epoca in cui in prima serata andavano “La cittadella”, “La coscienza di Zeno”, “I fratelli Karamazov”, “Il mulino del Po” e non i talent-show.

Come tantissimi altri attori poco propensi a, e poco capaci di, vendersi, Anna è rimasta legata, quasi abbarbicata a questo personaggio nonostante settant’anni di teatro, oltre che piuttosto oscurata dall’ingombrante ombra di Giorgio Albertazzi. Ma forse le andava bene così. Anna non si è mai vaccinata contro gli effetti devastanti del successo e ha preferito consumarne porzioni da ristorante new age (quelle che ti appagano tutti i sensi ma non ti tolgono la fame).

Per capirla minimamente bisogna entrare nel suo sito e leggere dei piccoli campioni di tutto quello che negli anni ci aveva lasciato (in assoluta controtendenza rispetto alla sua generazione che con gli apparati informatici e il web ha un rapporto di tipo fondamentalmente luddistico-snob).

Ed è quello che voglio fare ed invitarvi a fare, lasciando a lei stessa la parola, come Anna stessa aveva già esplicitamente sollecitato:

Il prodotto può essere conservato a temperatura ambiente e non ha data di scadenza. Vale a dire che quando l’attrice “tirerà il calzino”, come dicono magnificamente a Firenze, il Sito resterà qui, per vostro uso e consumo.

TEATRO: MORTA A ROMA ANNA PROCLEMER

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4 Risposte

  1. E’ un periodo che latito, sparisco, evaporo, praticamente volo lontano dal blog, ma si dai, va bene tutto. Oggi faccio un piccolo raid da queste parti, solo per lasciare una mia modestissima impronta nell’etere e in casa tua in questo bel giorno, 27 aprile, se si pensa poi cosa successe nel 1968……… ciao baci e fai sempre e solo il bravo nehhhhhh

    1. Il 27 aprile 1968, non v’è alcuno che lo ignori, Paolo Villaggio e Fabrizio de Andrè furono arrestati per aver orinato, ubriachi murati, in una fioriera pubblica di Via Prè. Trattenuti per una notte in cella, De Andrè vi partorì “La ballata del Michè” e Villaggio vi ideò il personaggio di Fracchia.

      Son successe anche delle altre cose quel giorno lì, che a te risulti?

  2. La ricordo bene Anna Proclemer in Anna dei miracoli. Ero molto giovane e forse questo è stato il primo approccio ai bambini in difficoltà. Allora ho apprezzato molto la sua recitazione, dopo non l’ho più vista perché il teatro lo frequento poco. Ma a quel tempo ho assorbito tutti i grandi classici come una spugna. Ora ci restano i ricordi e i talent- show, che non lasciano traccia. Un saluto e buona domenica Riri52

    1. Alla fine il ricordo di chi se ne va si frammenta e si diffonde, rifrangendosi su una TV che è morta e sepolta molto prima di lei, e sul meraviglioso Far West pieno di avventure e tutto da costruire dei servizi sociosanitari emiliani di trent’anni fa, anch’essi morti e sepolti con gioia solo dei politici, non certo degli operatori e menchemmeno degli utenti.

      Certo che siamo stanchi di ritrovarci solamente a dei funerali, chioserebbe Claudio Lolli. Ma se serve per scoprirci ancora vivi, accontentiamoci.

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