Il beffardo destino dell’intellettuale vero o presunto, sedicente, poco seducente, poco attraente e quasi mai attinente.

imagesCA0E8GYPCom’è strana e perfida la solitudine straziata dell’intellettuale o presunto tale in questi tempi ignoranti e ondìvaghi; di colui che per annosa e patologica abitudine filtra i sentimenti e le emozioni al vaglio spietato della ragione e muore schiacciato da un Super-Io incredibilmente sadico.

Ogni tanto il bambino spaventato che c’è in lui emerge e solleva la testa ma non sa più che dire perché si sente insignificante ed inascoltato.

Nel tempo l’intellettuale o presunto tale ha costruito una splendida cattedrale nel deserto, piena zeppa di ricordi e povera di desideri (quello che ci doveva essere in fondo c’è già stato, ha avuto solo il brutto vizio di finire troppo presto).

L’intellettuale o presunto tale ha imparato a far fluire le lacrime verso l’interno in modo che non si vedano e non lo facciano figurare male; non conosce più piacere e dolore perché vive in una perenne sospensione del giudizio e del sentimento. 47527

Solo ogni tanto deposita un po’ della sua cattiveria su chi probabilmente se la merita, ma anche probabilmente no: basta che non gliene resti dentro troppa. Perché la cattiveria alla fine si disperde nell’ambiente ed è altamente biodegradabile; tenuta dentro fa molto male, produce sintomi isterici e dolorose somatizzazioni.

L’intellettuale non sa più scrivere lettere d’amore, o forse non sa più scrivere lettere tout-court. Quando scrive lettere d’amore è anche molto bravo, ma poi gli resta l’insormontabile problema di reggere e convalidare nella vita reale le rutilanti cose scritte nella vita reale, e allora non solo ha smesso di scriverle, ma ha smesso di costruirsi situazioni che rendano penosamente inevitabili le suddette lettere.

getmediaPerò, narcisisticamente, ne tiene copia e ogni tanto le rilegge senza ricordarsi troppo bene a chi le ha scritte e perfino perché, ma Dio come suonano bene!

E poi, a che pro un simile profluvio di intelligenza e passione (passione?) per una donna che è già pronta a giudicarlo per come si veste o notare un leggero cedimento della tomaia in quel paio di scarpe che lui trova così comode? Diciamocela poi tutta, non è che ne valga la pena…

Adora invece scrivere in modo impersonale usando se possibile la terza persona: ma anche quando usa l’io, è un Io talmente sfaldato e permeabile che nulla se ne potrebbe dire.

Chiede che si prenda atto e lo si lasci nella sua splendida orgogliosa catastrofe. E’ meglio sopportare gli oltraggi, i torti, le ingiustizie che la vita ti riserva (e certe volte anche la sfiga), o prendere l’armi contro un mare di problemi e combattendo disperderli?

E’ meglio sopportare le prese per il culo dei mediocri o trovare il modo di dar loro una lezione,  o anche solo fargli una lozione, o limitarsi ad un’allusiva illazione, anche se questo significa la propria definitiva rovina?

E’ meglio amare una disadattata che altro non ha se non il suo sex-appeal, o una adattata a forza che del suo sex-appeal si vergogna? imagesCACL6BD8

E’ meglio barcamenarsi lungo oscure stanze di vita quotidiana o morire nella gloriosa fiammata di una trasgressione senza ritorno?

Queste, e tante altre, sono le questioni che segnano le giornate dell’intellettuale o presunto tale: questioni alle quali non troveremo risposta, perché sappiamo bene che il fascino del viaggio non è nell’arrivare ma nel viaggiare pieni di speranza; e che i tuoi desideri è bene che non si avverino mai, perché qualora lo facessero rivelerebbero la loro clamorosa distanza dal sogno.

E così, ci consegnamo inermi alla vecchiaia, anno dopo anno inseguendo i nostri angusti e vetusti ideali, i nostri incrollabili principi, i nostri irrinunciabili modi di essere, di vivere, di pensare. Che visto che è un po’ che non li mettiamo in lavatrice emanano una certa quale imbarazzante irreversibile puzza di stantio.

 

 

depressione

Annunci

3 Risposte

  1. Forse l’intellettuale o presunto tale dovrebbe smettere di pensare, di arrovellarsi, di far faticare il cervello, di cercare risposte a domande che risposte non hanno, dovrebbe diventare un essere deintellettualizzato, come certi comuni che sono denuclearizzati, magari indossare una maglietta proprio con la scritta: sono deintellettualizzato, e andarsene in giro con leggerezza, cantando piano una canzone, anzi, modulandone piano solo la musica, con le labbra, in modo che non ci siano neppure le parole a far nascere pensieri.

  2. Bellissima la risposta di Milvia.
    Io che sono per natura deintellettualizzata, non avrei trovato parole
    più belle delle sue.
    Ti direi di viaggiare leggero, ma sono solo parole è il farlo che è complicato.
    Ciao ciao

    1. Questa leggiadra doppietta di commenti mi induce da una parte a una risposta comune, e dall’altra a considerazioni che (more doctoris Divagationum) si allontanano dall’argomento seguendo traiettorie non euclidee. Siete pronte?

      Molti dei miei post (ultimamente quasi tutti) vagolano in uno spazio indistinto fra l’intimista e il sociale [questa non è mia ma a volte la adotto volentieri come sintesi efficace di tantissimi blog senza fini di lucro, successo, carriera, autopromozione, immagine, facciata, faccia lei, fiat lux o “quant’altro” (eheheh)], fra l’autocentrato e il generale, fra il filosofico e l’autobiografico, fra l’uscio e l’assa, fra Wittgenstein e Nino Frassica.

      Sulla condizione dell’intellettuale (come su qualsiasi altra condizione) si possono fare considerazioni generiche universalmente valide o considerazioni specifiche valide per n=1, e quell’uno sei tu.

      Neppure io saprei dire dove finisce il primo ordine di considerazioni e dove inizia il secondo (o viceversa). Una cosa pressoché certa è che lo status, ufficiale od ufficioso, effettivo o virtuale, di intellettuale è un ripiego, una fuga dalla realtà, per certi versi una sconfitta e molto spesso una presa per il culo a sè stessi e al proprio prossimo che sta lì tranquillo e sereno e non ti fa del male.

      Perché l’intellettuale non agisce, pòndera. L’intellettuale non fa, valuta. L’intellettuale non prova emozioni, elabora costrutti. L’intellettuale non vive, vègeta. L’intellettuale non partecipa, làtita (Notare l’accavallarsi di parole dall’accentazione, e non solo l’accentazione, sdrucciola).

      Nella condizione di intellettuale ci si ritira per gettare del fumo negli occhi agli altri, o per indignazione mescolata a un senso di sconfitta ed impotenza, o per triste turpe necessità perché gli sbocchi nella praxis e nell’agito sono (o sembrano) tutti bloccati. Da lì si lanciano strali sull’umanità sottostante, dei quali la suddetta umanità quasi mai si accorge o accusa ricevuta.

      Non si sta nè bene nè male. Si sta.

      Buona vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Frank Iodice

«Lo scrittore è una persona vigliacca, opportunista, sacrificata al gioco continuo della forma e della trama. Un individuo destinato alla perpetua insoddisfazione.»

Flameonair's Blog

Un blog di parole, sogni, emozioni, suggestioni

La giraffa

tutto può accadere, l'importante è ricordare chi sei

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

www.paolonori.it/

Just another WordPress.com site

TESTUGGINI

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Un roseto in via Cerreto

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Il Blog di Beppe Grillo

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Annamaria - liberi pensieri

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

TerryMondo

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Rossi Orizzonti

...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzont

fiorinellasabbia

idee in movimento, senza rassegnazione

Franz-blog .3

(le impronte dei miei passi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: