Ma quanto soffre il latte quando deve diventare formaggio?

FA0268-Latte-1024x682A volte è spiacevole la netta percezione dello strettissimo imbuto attraverso cui deve passare il pensiero, che di suo è torrenziale e magmatico, per diventare parola.

Chissà come soffre il latte quando deve diventare formaggio, processo nel quale la sua adamantina purezza si corrompe di sale, erbe più o meno esotiche, caglio, eccipienti vari e chissà quante e quali altre diavolerie tecnoindustriali postmoderne e la sua fluidità viene bloccata a vantaggio di legami che vanno da quelli deboli dello stracchino a quelli intermedi della caciotta a quelli spietati del grana padano che si spezza, si sbriciola, ma orgogliosamente non si piega più.

Se non che, le gocce di latte sono tutte uguali e interscambiabili, e dove andranno a finire nella struttura solida del formaggio non conta assolutamente nulla.

Mentre, invece, il passaggio fra la struttura quantistica del pensiero (in cui ogni segmento si collega con tantissimi altri, nelle psicosi meglio riuscite anche con tutti gli altri in saporitissime insalate logiche) e quella meccanicistica sequenziale della parola è assolutamente feroce ed impietoso.casu_marzu_570

Allora, o ci si riduce a piccole emissioni di frasi elementari che alludono a bisogni primari di tipo biologico (e a volte sarebbe perfino meglio) o quando si rischia e ci si avventura in sequenze più lunghe, la quantità di informazione persa per strada (applicazione alla Teoria della Comunicazione della terza legge della termodinamica) è ingente.

Tant’è che gli psicotici meno creativi diventano catatonici o tutt’al più ebefrenici, e solo gli schizofrenici non si arrendono e in ogni loro messaggio bruciano nel sacro fuoco dell’impossibile tentativo di un’espressione “assoluta”.

Certo, sto parlando da solo ma è come se per caso passasse qualcuno che ascolta, cerca di capire e (in modo assolutamente logico e legittimo) inquadra e incasella quello che sente nelle sue categorie epistemologiche, e io con la coda dell’occhio capisco quello che sta succedendo. Potrei smettere di parlare di colpo e magari chiedere con tono un po’ sprezzante “Dica un po’ lei, ha bisogno?” ma invece continuo.

imagesSto parlando di quel potenziale nucleo psicotico che  probabilmente milioni di persone in giro per il mondo si portano appresso, forse anche la maggioranza.  Col sottile paradosso che quando pensi di essere pazzo non lo sei, perché il vero pazzo è come l’ubriaco che procede contromano in autostrada e a un bel momento telefona alla stradale per denunciare che ci sono centinaia di matti che hanno sbagliato corsia.

Un nucleo psicotico potenziale e non attivo perché riconosciuto e tenuto sotto controllo. E’ quel nucleo psicotico che si esprime nei sogni, nella creatività, nei cortocircuiti sottesi alle battute di spirito ben riuscite, nelle estasi mistiche e in alcune conversioni non di comodo e spesso inesplicabili anche per il diretto interessato. E sicuramente nell’innamoramento, che più è cieco, disperato e illogico più è profondo e autentico, tant’è che ci si innamora spesso e volentieri di persone che è chiaro a qualunque osservatore esterno che ti distruggeranno e passeggeranno sghignazzando sulle tue ceneri. Ma lo stesso lo si fa.Caci

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5 Risposte

  1. Se probabilmente sto entrando di diritto fra gli psicotici meno creativi, a giudicare dalla mia attuale scarsissima spinta a elaborare e pubblicare sul mio blog qualche nuova idea sensata, intimista o sociale che sia, vedo che, al contrario, il tuo potenziale nucleo (più che psicotico, esperto di psicologia), continua a inviare nell’universo segnali logici, come una stella pulsante a una frequenza altissima.
    La blogosfera, e i tuoi fedeli lettori, ringraziano.

    1. Sì, è vero, caro Franz, invio segnali logici con implacabile periodicità ai quattro angoli del web (e forse anche ai sette mari, non ricordo bene) per ridurre il tedium vitae e il leopardiano senso della infinita vanità del tutto, seguendo un complesso itinerario lievissimamente testamentario, come all’ età in cui credi d’aver fatto quasi tutto , anche se un recente check-up mi riporta valori biologici da trentacinquenne e quindi l’esistenza fisica sarà ancora (presumibilmente) lunga, e la mia carriera di blogger forse è ancora agli esordi, e magari non entrerà mai nel vivo e preferirà l’impertinenza alla pertinenza.

      Grazie, comunque, dal profondo del cuore, dell’attenzione e della fedeltà.

  2. Luca innamorarsi è un fatto biologo, che poco c’entra, secondo me, con il resto. Ma quando l’ninamoramento è razionale, concordato e deciso a prescindere? Non farti prendere dai troppi discorsi. Vivi e sarai vivo. Un saluto Rita

    1. A volte questi commenti criptici e vagamente allusivi ti aprono tutto un mondo. Poi lo richiudi e te ne torni a casa.

      Un fraterno abbraccio.

  3. Ho scritto da cani, scusare: correggo innamoramento

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