Atarassia elettorale.

 

Andrieux_-_La_bataille_de_Waterloo

Non so definire bene con quali sentimenti ho atteso l’esito di queste elezioni amministrative.

Di solito sono abbastanza lucido e colorito nelle mie descrizioni introspettive, rese se mai difficili dalla loro multiformità e dal brutale effetto-imbuto nel passaggio da pensiero a parola che è stato oggetto di un mio recentissimo post, per la precisione questo qui.

Ma questa volta non c’è stato alcun effetto-imbuto, più plausibilmente sarebbe servito il proverbiale fatidico lanternino per cercare un’emozione, un abbozzo di curiosità, un qualcosa che assomigliasse ad un sano atteggiamento partigiano e fazioso (illecito solo quando è negato o, peggio, ipocritamente occultato).

Mi dicevo: è il fatto che non eri chiamato a votare, che allora ti saresti emozionato come nella canzone di Gaber e avresti detto “Toh, un abbozzo di primavera, che sarebbe pure ora, ha deciso di presentarsi adesso, non prima e non dopo”.

Non ho la controprova.

Man mano che si snodavano i risultati elettorali (avete notato fra l’altro, rispetto alle sesquipedali surreali topiche di questi ultimi 7 anni,  quanto sondaggisti e anchormen televisivi questa volta ci siano andati con i piedi di piombo, di titanio, di tungsteno nel proporre exit-poll e proiezioni a partire da dati parziali?) sempre in modo vagamente apatico e atarassico registravo una serie impressionante e catastrofica di scoppole del “nuovo che avanza”, una serie altrettanto impressionante di mancate vittorie del partito che tutti davano in impetuosa ulteriore rimonta dopo l’apparente morte clinica di 12 mesi fa, e una sostanziale tenuta dell’ “usato insicuro” che mi suscitava, a questo punto, una incontenibile e quasi imbarazzante sensazione di sollievo.

Le truppe cammellate dell’Ubriaco di Arbore non hanno varcato il Piave. E questo probabilmente grazie al fatto che molti delusi dalla sinistrina attuale, dopo aver provato una apparente sinistra dura e pura, ritornano quietamente all’ovile turandosi il naso e forse anche l’orifizio anale. Non meritano la nostra esecrazione ma una sana riflessione e forse un principio di gratitudine perché una vittoria dello Psiconano sarebbe stata esiziale per l’intero Paese. Per ora è andata così e poteva andare ben peggio.

Mi spiace che Grillo si accanisca contro gli elettori che non hanno creduto in lui con toni pressochè identici al Berlusconi che, prima della sua attuale love-story con la sinistrina riveduta e corretta, letta ma non scritta, chiosava “Chi vota a sinistra non può che essere definito un coglione”.

Concludo citando, e sposando in toto, la conclusione del recente post di Francesco Selis che qui potete leggere per intero godendo, se volete, dei suoi post precedenti altrettanto lucidi e gradevoli:

Quasi sempre una malattia, per poter essere veramente debellata, deve manifestarsi in tutta la sua virulenza, che renda palesi tutti i sintomi. Prepariamoci proprio a questo, quando, a questa incredibile primavera, e a un’estate non rasserenante sul piano sociale, succederà un ‘autunno molto caldo’, o forse molto gelido. Prepariamoci a non spaventarci e ad aver massima fiducia negli anticorpi dell’Italia migliore, quando il terremoto economico e sociale si manifesterà in tutta la sua intensità ora latente.
Più nera è la notte e più vicina è l’alba, dice un vecchio proverbio: quell’alba siamo, dovremo essere, noi.

waterloo-charge

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3 Risposte

  1. Troppo buono! 🙂
    Un saluto al volo.

    1. Legittimamente buono con te, un po’ meno con lo Zio che secondo me sta sbagliando in parecchie cose non proprio marginali e invece di fare come Luigi Pintor [che, dopo la terribile disfatta elettorale del Manifesto (allora anche movimento politico oltre che giornale) nel 1972 aveva licenziato un severo draconiano editoriale dal titolo “Un esito negativo”] fa come Giuseppe Saragat che evocava “il destino cinico e baro” o come Robert Fripp (che coi suoi raffinatissimi King Crimson vendeva intorno alle 2-300 copie di ogni loro bellissimo disco) che, richiesto da Carlo Massarini di un parere su Emerson Lake and Palmer (che vendevano qualche infinitesima copia in più) li aveva etichettati come “very light and vulgar”.

      Se quella che è una severissima sconfitta sarà occasione per far crescere e concretizzare la propria offerta politica, essa sarà stata provvidenziale e benvenuta.

      In caso contrario, la primavera rischia una drastica e definitiva soppressione.

      Sempre grazie per l’attenzione e la fedeltà.

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