Sliding doors theory – Post numero duecento.

imagesCA0E8GYPQuando cerco di mettere a fuoco la mia vita, l’immagine è sfumata e priva di contorni ben definiti. Nel senso che fatico a scindere quello che realmente ho fatto e che realmente mi è accaduto da tutto l’interminabile e virtualmente infinito universo del potenziale, dell’inespresso, del non risolto, e non mi rassegno a confinarlo sic et simpliciter nel regno del non avvenuto e dell’inesistente.

Un uomo è fatto anche dei suoi sogni, delle sue speranze, delle sue utopie, dei suoi princìpi e dei suoi valori anche se poco li ha potuti esprimere e meno ancora gli hanno fruttato.22e64-images

 La mia vita (e per certi versi quella di tutti) la vedo come un diabolico labirinto pieno di crocicchi, di sliding doors, di vicoli ciechi. All’interno di quel labirinto c’era (e in parte qualcosa è rimasto, ma devo cominciare a far presto) tutto quello che potenzialmente una vita può offrire. Ma bisognava (e per il tempo che mi resta, che a vent’anni sembra infinito, a trenta lunghissimo, a quaranta quanto meno sufficiente, e per la carità di Dio fermiamoci qui, per il tempo che mi resta ancora bisogna) trovare gli itinerari, e una volta che li si fosse o lo si sia trovati essere certi di avere da pagare il pedaggio.

Quanto costa la felicità? E soprattutto dove si trova? La libertà? L’autodeterminazione? La piena dignità? Un’adeguata realizzazione?

 heart_stopping_sandwiches_02O per stare più sul banale, quanto costa, e dove si trova, un lavoro stabile e soddisfacente che ti dia quanto basta per mantenerti decorosamente senza farti impazzire (o farti sentire alienato e leggermente frantumato, che poi è condizione squisitamente propedeutica ai disordini mentali di quasi ogni genere e grado); un rapporto di coppia che ti faccia almeno soffrire un’oncia meno dello stare in una decorosa solitudine; una fede, o almeno fiducia, semplice e pulita in qualcuno o qualcosa?

 Quando poi faccio appello alla mia quasi inesistente parte ossessivo-compulsiva mi si crea nella mente un inventario completo di tutte le sliding doors dove, senza eccezione alcuna, ho sempre preso la direzione sbagliata se non addirittura opposta a quella che il tempo avrebbe rivelato essere quella corretta. E penso con rabbia, fra l’altro, a quante volte pur avendo sbagliato strada (a volte finendo in fottutissimi vicoli ciechi nei quali entrare era facilissimo ed uscire un’impresa quasi disperata) si aprivano invitanti e rassicuranti nuove porte girevoli con la scritta “Tenta ancora, imbranato. I premi maggiori son stati già tutti assegnati ma qualche premio di consolazione ci dev’essere rimasto…”.123140762-e1ea380c-6530-400a-8b3b-1db23251526d

Vorrei elencarli, ma come ho già lamentato in un post precedente l’imbuto fra pensiero e parola è spietato, e quello che nell’elaborazione mentale in parallelo sembra starci tutto in un solo istante che ti senti perfino un mezzo Dio, nella faticosa elaborazione sequenziale del linguaggio verbale (o di un pensiero verbale che non procede più per immagini ma per concatenazioni logiche) dopo un po’ si blocca e si impantana.

 Paolo_Nori_6619-300x199E mi viene in mente Woody Allen quando scriveva di un suo personaggio “Tenta spesso di fare un dettagliato elenco dei suoi difetti, ma non riesce mai ad andare oltre a A volte dimentico il cappello“.

A volte smemoratezza e auto-indulgenza si danno una mano reciprocamente e ti guidano verso un’assoluzione per insufficienza di prove.Zamboni

Incidentalmente, questo è il duecentesimo post che èdito (queste parole così brevi ma già così sdrucciole, tanto che l’accento cade sulla prima lettera a disposizione, mi provocano un inesplicabile godimento) su wordpress, aspettate che mi bevo mezzo bicchiere di lambrusco con un pezzo di torta fritta… Fatto.

N.B., P.S., NdA, NdT, SPQR, CCCP, Federazione Italiana Consorzi Agricoli pudicamente resa con “Federconsorzi”: le immagini che corredano codesto post sono scelte fra le più care e significative dell’archivio del blog.

Con osservanza

lucarinaldoni

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4 Risposte

  1. A proposito di sliding doors, anni fa per consolare qualcuno e convincerlo a rassegnarsi a qualcosa di irrimediabile si usava dire: Cosa vuoi fare, dar dei pugni al Cielo?
    Questa frase l’ho poi ritrovata anni dopo in un bellissimo romanzo (La banda dei sospiri) di Gianni Celati, grande scrittore che alcuni considerano il padre dei ‘sociopatici emiliani’: Cavazzoni, Ugo Cornia, Benati, Paolo Nori… Bella la foto di quest’ultimo: è dell’amica Milvia, vero?
    Buonissima buonanotte Luca Rinaldoni

    1. Dei pugni no, ma ogni tanto una bella sbraiata, magari con “Urlando contro il cielo” di Ligabue (Luciano) in sottofondo, secondo me ci potrebbe anche stare. Anche se molti la considerano il jingle ufficiale dell’Inter, come “Seven Nation Army” lo era diventato della Naxionale campione del mondo nel composito e controverso 2006, e questo rischia di banalizzarla in sterile coretto da curva Nordovest.

      P.S. La foto del mitico, mistico, metafisico, sulfureo, luciferino, adamantino, perennemente redivivo da incidenti potenzialmente e/o sedicenti mortali, nostro sommo maestro e sempiterno ispiratore, a cui si rivolgono le nostre preghierine della sera prima di posare il capino sul cuscino o sotto l’aluccia, Nori Paolo da Parma, non mi risulta sia stata fatta da Milvia perché l’ho pigliata su a caso come i numeri della tombola, e magari invece lo è e io manco lo sapevo.

      Buona primavera slittante verso l’estate.

  2. Anche se scorrerà quasi indisturbato nel fiume e poi nel mare e poi nell’oceano della blogosfera, dimensione sempre più autoreferenziale e desolata, questo duecentesimo post fa onore alla propria ricorrenza e al suo autore, per la profondità dolente e lirica dei suoi quesiti esistenziali, condita tuttavia dalla consueta ironia e leggerezza.
    Una barchetta osservata e contemplata da pochi fortunati.

    1. Come in certi film fiction/fantasy ambientati nel 2000 (ma ovviamente girati negli anni ’70 o al massimo primi ’80) o nelle immaginifiche previsioni sul terzo millennio di Lucio Dalla (alcune radiose e altre inquietanti, ma tanto lo so che per te Lucio Dalla scisso da Roberto Roversi è come una birra a temperatura ambiente, un piatto di bucatini all’amatriciana col grana padano al posto del pecorino romano, Cochi senza Renato, Garfunkel senza Simon e magari lo zio senza il Branduardi dei poveri) mi aggiro per la città dolente avvolta da macerie fumiganti, ripetendo il mio verso come il gallinaceo di leopardiana memoria.

      Ma per quello mi trovo ancora bene…

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