Ma ogni tanto gli sembra ancora di divertirsi.

Il 7 luglio 2012 scrivevo:

Farò la figura dell’ottuso privo di fantasia ma tra il bosone di Iggy Pop e Dio stento a trovare una correlazione qualsiasi.

FISICA: CERN GINEVRA FOTOGRAFA IMPRONTA PARTICELLA DI DIO

no previewL’Uomo, gettato in un caos illogico e primordiale, segue i perversi meccanismi della propria corteccia cerebrale che non si accontenta, come quella di esseri quasi altrettanto evoluti come i gorilla, i delfini e i gatti, di registrare le sensazioni provenienti dall’ambiente e vagliarle in relazione alla propria sopravvivenza.

Un’evoluzione di tre milioni di anni (3,2 ad essere pignoli) dai tempi di Lucy, pelosa come Geppi Cucciari e alta come Kelly Minogue, ha creato un macchinario ipotetico-deduttivo che deve appiccicare significati a tutto quello che gli capita a tiro.

Le invasioni barbaricheimagesCAU514Q6kelly-minogue-211500

 E ci sono tanti modi per farlo: i più comuni sono attraverso l’arte, attraverso la religione, attraverso la magia, attraverso la filosofia, attraverso la scienza, attraverso la politica e attraverso l’umorismo. E’ anche abbastanza ovvio che cambiando contesto di riferimento la stessa cosa, o persona, o vicenda, o circostanza, può mutare del tutto significato. Una bella donna completamente nuda potrebbe indurre in un pittore un’incoercibile voglia di prendere il pennello, in chi non è un pittore delle voglie totalmente diverse, lecite o illecite, presupponenti o non presupponenti un consenso da parte della bella nudista.

Poi, è anche normale che una modalità possa sfumare e/o interfacciarsi con un’altra creando significati controversi, incomprensibili, solipsistici.

Sui fatti non dovrebbe essere difficile trovare un accordo (ma l’intera avventura politica del Caimano di Cartapesta ci dimostra che si può costruire un’illusione collettiva in cui non solo il diretto interessato ma centinaia di tirapiedi e migliaia di sostenitori incalliti negano ostinatamente e garrulamente l’evidenza); sui significati l’accordo è, spesso, fideistico. E’ un bene che sia così, siamo in democrazia epperò che palle!!!

Senza il bosone di Higgs, le particelle sparpagliate ai 4 venti dal Big Bang viaggerebbero ancora oggi alla velocità della luce, e (come ogni modesto studente del primo anno di Fisica sa) chi viaggia alla velocità della luce non si può permettere il lusso di avere massa, che in tal caso sarebbe infinita.

L’Universo sarebbe abbastanza noioso: un’enorme sfera di energia di 15 miliardi di anni luce di raggio con il vuoto assoluto al suo interno. Anzi, avrebbe detto Ruggero Orlando, mi correggo. Non sarebbe noioso perchè ovviamente non esisterebbe alcuna forma di vita in grado di provare noia.

 Rispetto a quel po’ di fisica che avevo imparato al Liceo (su libri di vent’anni prima che parlavano di teorie di qualche altro decennio più vecchie), la fisica attuale sembra una di quelle città investite da un’improvvisa ondata di benessere e progresso che fanno sì che se ne raddoppi o triplichi la popolazione in pochi decenni: negli anni ’60 e ’70 il cittadino comune non esageratamente ignorante sapeva che c’era l’atomo, magari andava a Bruxelles

ViviCam 6300

 

e si faceva un’idea dal vivo su come era fatto, con i protoni e i neutroni che stavano vicini vicini nel nucleo ma senza coccolarsi troppo gli uni con gli altri; e gli elettroni non troppo dissimili da pianetini (il diminutivo è d’obbligo, essendo le loro dimensioni ulteriormente più minuscole di quelle di protoni e neutroni) che vorticavano in orbite ellittiche intorno al nucleo. Che poi si tratta di un’approssimazione divulgativa, perché nella realtà dell’infinitamente piccolo le particelle non seguono traiettorie lineari ma saltabeccano come la Magic Ball degli anni ’80.

 La fisica di oggi è saturata e strapiena di particelle quasi tutte dal comportamento bizzarro e controintuitivo: a livello microscopico sembra regnare l’anomia più assoluta, ma per una comprensibile e coerente legge statistica, nell’aggregarsi di 10 alla n (con n tendente all’infinito) fenomeni microscopici le cui imprevedibilità si compensano a vicenda, il livello macroscopico è prevedibile come un discorso di Epifani.

Per la maggior parte della sua storia, l’Uomo ha interpretato la Natura alternando filosofia e religione, un po’ come Baglioni che se la cava altrettanto bene alle chitarre che alle tastiere.

La filosofia si configurava più come work in progress, la religione molto meno: tendeva a creare strutture dogmatiche solide e rassicuranti per chi ci credeva e vi si uniformava, altrettanto solide ma per nulla rassicuranti per chi osava dire “Raga (qualora fosse indiano o milanese), ma siamo sicuri sicuri?”.

 Attraverso quattro grandi sommovimenti epistemologico-culturali (il Rinascimento, l’Illuminismo, il Positivismo, il Dubbio Sistematico figlio del Secolo Breve) il buon diritto della religione e della filosofia di costruire risposte si è potenzialmente affievolito: nulla di male per i filosofi, che si sono progressivamente riciclati in intellettuali, politici, insegnanti, tombeurs de femme, opinionisti televisivi, e come il mio amico Vittorio di Fidenza brillantemente sostiene, dopo Sartre nessun filosofo ha spiccicato mezza parola originale o costruito nuove teorie.

 Molto di male, dal loro punto di vista, per chi sui modelli inossidabili dei credo religiosi (e sui cumuli di carni morte di banchesca memoria) ha retto la sua gloria.

 Su un piano meramente scientifico, la ventilata (non ancora certa, ricordiamoci i neutrini più veloci della luce che poi han fatto ricorso per farsi togliere la multa perchè l’Autovelox era starato) prova dell’esistenza del bosone di Higgs dà merito a un simpatico, umile e testardo ricercatore very very british che vagando per le campagne inglesi con la sua inseparabile pipa si diceva “Per quanto imbarazzante ciò possa apparire, se non immaginiamo una dannatissima particella che impedisca alle altre di svolazzarsene per l’universo come energia pura alla velocità della luce, il modello standard al massimo andrà bene da mettere sotto la gamba di un tavolino zoppo”.

Per lui, e per i suoi tanti amici, è come quando una donna pazzerella e inaffidabile ti si concede dopo 48 anni di corteggiamento durante i quali non hai mai smesso di credere che sotto sotto ti amasse.

O come quando una tattica calcistica, attraverso appropriata campagna acquisti, trova gli interpreti giusti, smette di essere una sega mentale del visionario di turno e ti fa vincere qualcosa.

Dietro il simpatico studioso inglese c’è tutto il fascino di quella che con una delle mie spericolate espressioni definirei “archeologia cosmogonica”: in base a come è messo l’Universo 15 miliardi di anni dopo possiamo cercare di ricostruire con coerenza argomentativa (se sia vero o no è un altro paio di maniche) cosa combinava da neonato (e ne ha fatte più nei primi 2-3 milioni di anni che per tutto il resto della sua esistenza).

 Quanto la scoperta dell’effettiva esistenza di questa operosa, laboriosa e onnipresente particella abbia a che fare con un Dio trascendente, esterno e pre-esistente ad un pensiero in grado di immaginarlo, lo lascio come questione dogmatica.

 C’è se mai, nel lavoro di Higgs e dei suoi collaboratori, uno stupendo squarcio del piccolo Dio immanente e familiare che è dentro ognuno di noi e al quale dovremmo tutti saperci rivolgere ricordandoci che fatti non fummo a viver come bruti e a guardare i reality, ma per seguir virtute e conoscenza e i blog bellini come questo.

 Buon vichènd.

Difficilmente le circostanze che hanno reso il periodo estate-autunno 2012 uno dei più fertili e creativi della mia vita si ripeteranno, almeno per ora non vedo i prerequisiti necessari e sufficienti perché ciò avvenga.

Il musicista che si è costruito un repertorio (magari su 4 accordi come certi gruppi del Primo Maggio, o su una complessa raffinata rete armonica che non disdegna le settime e le quinte aumentate e diminuite, ad accompagnare un verseggiare dal gradevole ed inequivocabile retrogusto gucciniano come potete constatare qui) può aspettare che gli torni l’ispirazione (a meno che non abbia contratti-capestro con una major che lo obblighi a deporre l’ovetto con cadenze di solito annuali, nel qual caso spesso se la cava con un album di cover con qualche sbiadito inedito) e nel frattempo reitererà le cose già composte con al massimo qualche variazione estemporanea se ha una matrice jazz, o se ha messo il sassofono in frigo par fèr al giass, con adamantina aderenza filologica se proviene da un talent show.

Il letterato poco creativo tra un romanzo e l’altro farà passare anni, anche un po’ per farsi desiderare (e l’editoria rispetto alle case discografiche ha un quid di pazienza in più) e intanto andrà in giro per l’orbe terracqueo a fare delle letture o delle conferenze (talvolta ripetitive come un concerto di Marco Mengoni), si riciclerà come opinionista sparandole grosse, esagerate, sesquipedali, giacché la stampa non pretenderà da lui l’accuratezza ma il mistificatorio “valore aggiunto” della sorpresa (E’ del poeta il fin la meraviglia/ chi non sa far stupir vada alla striglia).

Quello molto creativo e anche simpaticamente astuto annuncerà un romanzo e ne farà uscire un altro scritto quasi di nascosto, ma questo non c’entra niente.

Il blogger campa, vivacchia, ha voglia di esserci ma un po’ si vergogna, come l’attore che ha messo su pancia e nella parte di bel tenebroso ormai lascia il tempo che trova, il ricercatore che da 20 anni non trova più niente e girocla per i locali dell’Università facendo ogni tanto delle perdibilissime lezioni, il marito che ogni tanto si guarda la fede e vorrebbe essere infedele ma manco ci riesce.

Di quando in quando gli scappa un post nuovo, originale, bellissimo secondo lui, che non legge nessuno.

Ottiene invece enormi successi con post scritti quasi per dispetto, ma anche questo è un discorso che ci porterebbe lontano.

Ma ogni tanto, mentre batte  un po’ a caso sulla tastiera, gli sembra ancora di divertirsi.

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2 Risposte

  1. Ci sono certi post che non muoiono mai, che anche se già letti continuano a suscitar meraviglia e gaudio (il gaudio, la gioia, che si prova davanti alla Bellezza) e io direi, anzi dico, perché la mia è un’affermazione, come si suo dire, a 360 °, che i tuoi, tutti i tuoi, hanno questa caratteristica. Quindi continua a riproporceli. Arricchiscono la mente, e non importa la loro età.
    Buona domenica, Luca!

    1. Suscitare gaudio non mi imbarazza per nulla, se questo viene a mancare la propria scrittura rischia di diventare disperatamente autoreferenziale e questo non credo vada bene (anche se per brevi periodi si può sopportare).

      Questo post, in effetti, non ha alcun aggancio col presente, in questo caso non si tratta nè dei una profezia riesumata, nè di una domanda che non ha trovato (nè mai troverà) risposta. E questo potrebbe essere un fatto negativo.

      Però è stato modificato al suo interno e vi è stata aggiunta una coda che lo rende interminabile. E questo forse è ancora più negativo.

      Ma se ti è piaciuto sono comunque contento.

      Ben tornata dal tuo esotico viaggio mediterraneo.

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