La Woodstock tascabile della Rigoletto Records. Sottotitolo: i Marcovaldi del 2000.

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Ancora una volta abbiamo sprecato energia per abbellire il mondo124603452-fd7a107b-ea26-4e4a-9910-6f8c38cb2069

Ducal Park, three hours of love, peace and music. Beh, love forse fra l’erede di Jorma Kaukonen Emilio Vicari e la sua presumibile partner, però peace tantissima e musica uno sbardavello e mezzo.124603515-75bde415-d233-4231-8027-ef287405cdff

Siamo sicuri che la musica, sì la musica…?francesco-pelosi-alberto-padovani-e-enrico-fava-in-concerto-parma-italy

La nostra piccola Woodstock tascabile si sovrappone quasi perfettamente al solstizio d’estate, con quella magica alchimia che a volte fa di Parma una Stonehenge del Sud e un virtuale timido ombelico della Terra, e precede di due giorni la un po’ meno internazionale notte di San Giovanni con le sue tortellate (d’erbetta di qua dell’Enza e di patate al di là), epocalmente cantata anche dai CSI nel loro primo album “post-CCCP”.l

La sua casa era così vicina al mare che Tino pescava i pesci direttamente dal davanzale…

E anche la meteorologia sembra accompagnare l’happening, concedendo un tardo pomeriggio di caldo non torrido sotto le piante prospicienti il Palazzetto Eucherio Sanvitale, che qui vedete in una tenera foto di inizio primavera, immaginatevi il fogliame nella rigogliosità di un’estate che aspettava da qualche giorno solo il suggello dell’ufficialità.

La sua stanza era chiamata la stanza del pescatore
Con un soffitto di stelle la stanza del pescatore
Con i coralli ai muri la stanza del pescatore

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scaff2A chi c’era, non c’è nulla da raccontare che possa integrare o aumentare il loro godimento (rischierebbe viceversa di svilirlo e immiserirlo con parole inadeguate e approssimative); a chi non c’era, non tento neanche di raccontare quello che è successo, perché “Ogni lengua devien tremando muta” e la musica passa dall’emisfero destro, riesci a parlarne solo se ti piace molto poco e direi che questo non è stato il caso.

Rocco Rosignoli nel suo blog si avventura, in qualità di partecipante alla saga, in un tentativo di cronaca e su questo gli lascio volentieri la parola.

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Le promesse della politica o della non-politica lasciano il tempo che trovano, restano sospese, magari si mantengono in parte o per caso, ma quelle lì non son fatte per essere mantenute, le finalità sono altre che oggi non mi va di elencare.

Le promesse della musica, invece…

Quelle bruciano, ardono, si propagano, passano sopra le miserie umane e arrivano al cuore dell’Universo senza pagare nessun pedaggio e senza temere alcun Autovelox.

E meno male che lo fanno.

Non si seppe mai il segreto
E non si potè dare un divieto

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C’è una canzone che il poliedrico frontman dei Manìnblù Alberto Padovani (che tutti i pomeriggi percorre e soccorre i sogni, le speranze e le crisi di una giovane Parma colorata, multietnica, comunque gonfia di futuro nello spazio multimediale della Tana dell’Orso della Biblioteca Civica tanto cara a Paolo Nori, e questo equivale o forse supera i suoi meriti di musicista) ha avuto la bontà di dedicarmi sapendo quanto la amo.

Mi sembra il potenziale inno della Rigoletto Record e di chiunque creda a un mondo più lento e più ricco di fantasia. E magari voglia sentirsi il Marcovaldo del 2000.

E’ questa.

http://www.magazzini-sonori.it/freezone/maninblu/stanza-pescatore.aspx

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2 Risposte

  1. La musica rigenera corpo e anima, almeno è questo che a me capita. È un linguaggio universale che non ha bisogno di vocabolario, scioglie nodi e fa scivolare via scorie sedimentate e dolorose, elargisce gioie ed emozioni forse più di qualsiasi altra arte. Forse scioglie anche certi calcoletti… 🙂
    Bello il tuo reportage, Luca, e bello anche che ti abbiano dedicato una canzone dal palco, se ho ben capito.
    In attesa del nuovo… bollettino sanitario ti abbraccio.

    1. Diceva Guccini “Non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia”, ma sono 37 anni che penso che l’avesse sparata grossa e venerdì scorso ho avuto la conferma che era così.

      Chiunque sarebbe rimasto impressionato da quanta poesia e quanto potenziale rivoluzionario potesse esprimere una città lacerata, piena di contraddizioni, che continua a perdere scommesse, occupazione e potere d’acquisto ma conserva il suo indomito orgoglio di matura splendida signora un po’ tanto decaduta.

      Dove le promesse e le risposte della politica sembrano contorcersi e ricadere su sè stesse come fuochi artificiali difettosi, le promesse e le risposte della musica (punta di diamante dell’arte e della cultura in ogni reame che si rispetti) arrivano dirette e puntuali a riscaldare i cuori.

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