Non si uccide la vita, la memoria resta.

borgonovo

Ogni uomo è potenzialmente l’ombelico dell’Universo, che nella sua sconfinata inimmaginabile vastità ammette infiniti centri. Oltre che portare dentro di sè un’infinitesima (ma per un accidente matematico una frazione dell’infinito è sempre infinita) porzione di Dio.

 L’hybris simmetrica dell’uomo può portarlo ad essere cosciente di queste sue caratteristiche con immonda arroganza, e allora il destino gli si rivolterà contro e lo punirà con tutta la severità che il destino sa esercitare contro chi osa sfidarlo.

Oppure, e l’alternativa è sicuramente migliore, l’uomo può scoprirsi centro dell’Universo e portatore di divinità poco alla volta, in un cammino incerto e discontinuo che sembra trarre origine dal fondo del Paleolitico.

In tal modo, ogni singola vita potrà diventare preziosa ed irripetibile.

Tu secondo me lo sapevi, Stefano, e sapevi anche che il dolore, il decadimento esponenziale di un corpo-sarcofago in grado solo di contenere la tua parte immateriale ed eterea, la sofferenza, la sfortuna, la disgrazia, non sconfiggono l’Uomo ma lo rendono quasi immortale.

Il grande amore della tua vita, quel fenomeno di costume che smuove emozioni e milioni come fossero àntani e che si correda e si compiace di corruzioni e rituali paramedici cinici e spietati, ha devastato il tuo corpo ma, come per il Chico Mendes dei Nomadi, “la memoria resta”.

Buon viaggio nell’Infinito.

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2 Risposte

  1. Non riesco ad affrontare simili tragedie umane, non le capisco, benedico la sig.ra
    morte quando pone fine a tutto questo calvario.
    Ciao

    1. In fondo c’è una qualche forma di contro-hybris in queste morti di ex-semidei dei moderni Colossei paralizzati e resi impotenti dalla SLA, che spegne lentamente il tuo apparato motorio lasciando crudelmente intatto quello cognitivo (sarebbe mille volte meglio il contrario).

      Di SLA sono morti una quarantina di ex-calciatori professionisti, ma solo due erano davvero famosi, e Stefano lo era ancora più di Gianluca che aveva giocato con il Parma e con la Roma. Da una patologia simile ma dalla prognosi più benigna (ma solo relativamente alla permanenza in vita) è affetto il più famoso e geniale astrofisico degli ultimi anni, Stephen Hawking.

      La SLA ha un’incidenza sei volte maggiore fra i calciatori professionisti che nell’intera popolazione mondiale, e questo ststisticamente è un dato “quasi sicuramente” non casuale. La statistica è quella scienza per cui se hai la parte superiore del corpo in un forno e la parte inferiore nell’azoto liquido, sei mediamente a temperatura ambiente, ci permette di analizzare dei freddi numeri e trovare delle correlazioni più o meno curiose. “Qualcosa” nel gioco più popolare del mondo ha effetti letali. Non è detto sia il doping, perché allora ciclisti e campioni dell’atletica leggera dovrebbero avere incidenze uguali o superiori di questa patologia. Non si sa cos’è e quindi non lo si può neppure circoscrivere.

      Da antico appassionato di calcio, ho seguito con mestizia e trepidazione l’odissea di Borgonovo, ma l’avrei seguita probabilmente con identica partecipazione anche se fosse stato un campione del curling. Ammirando (e commuovendomi per) il suo sublime quasi incosciente coraggio.

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