E vanno via e non tornano più.

Vanno via e non tornano più; non danno neanche il tempo di chiamarli. E non lasciano niente, non scrivono dietro il mittente.
Come si fa a non salutarli quando se ne vanno? Specie se hanno saputo lasciare una traccia, un po’ meno variopinta di quella che lascia un cantautore o un goleador ma sicuramente più solida e fondamentale.
 
Per Enzo e Franco “erano solo canzonette” e Stefano inseguiva in braghette corte una erratica sfera. Margherita lavorava nel silenzio e quasi in segreto, in un modo che a molti che non alzano mai gli occhi verso il cielo può sembrare noioso, e a chi li alza anche troppo può sembrare interessantissimo ma che non era nè l’uno nè l’altro. Era un lavoro che, specie se si decide di restare in Italia, richiede una passione quasi maniacale e un’autodisciplina da frate trappista.
 
Come si fa a non salutarla questa donna che non faceva nulla per risultare simpatica, a partire dal dire sempre tutto quello che pensava, ma che nell’ultima parte della sua vita e della sua carriera era quasi diventata un’icona mediatica perché nel Millennio di Merda tutto quello che odora di Novecento rischia di vincere a mani basse?
 
Mi dicono dalla regia che ha rifiutato un intervento al cuore che avrebbe allungato di un quid la durata della sua vita ma non ne avrebbe aumentato (forse diminuito) la qualità. Il suo “Preferisco morire sorridendo”, anche fosse stata l’unica cosa notevole che ha detto o fatto, ne farebbe da solo una grandissima donna.
 
E allora salutiamola. Senza frasi ad effetto. Senza retorica nè iperboli.
 
Ciao Margherita. 
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2 Risposte

  1. Che poi, che non tornino più, mica è tanto vero. Perché, io credo, alla fine non ci lasciano mai: siano menestrelli o studiosi di stelle, cantastorie o folli che rincorrono un pallone, eroi mondiali o solo personali, rimangono fra noi e in noi. E se tendiamo la mano possiamo toccarli.

  2. Come diceva un grande guru portiamo i loro spiriti sulle spalle in modo che ci possano guidare al meglio! Chissà se è vero! Riri52

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