La sliding door di tutte le sliding doors (sottotitolo “Sono solo sottilette”).

 

La prima sliding door è una meta-sliding door, la sliding door di tutte le sliding doors, la scelta della mamma e del papà.image

 

Sto scherzando, naturalmente. I genitori non si scelgono, anche se sarebbe bello guardarli dall’alto nei giardini della pre-esistenza e dire “Scelgo quei due”. Sulla variabile che avrà il peso più decisivo e invincibile sulla tua vita, sulla formazione della tua personalità, sulla fitta e subdola rete di credenze e abitudini automatiche che ti renderanno quello che sei, nessun essere umano ha la minima scelta. Salvo qualche bambino adottato, che può ritirarsi inorridito di fronte ad aspiranti genitori che gli trasmettono quantità industriali di cattive vibrazioni e dare invece la mano sicuro e sorridente dicendo “Portatemi a casa” a chi gli promette accoglienza ed amore, sempre sperando che non si metta di traverso qualche assistente sociale o psicologo decerebrato a far valere le sue risibili opinione contrarie.

 

im8gao (1)Se avessi visto dall’alto Tonino e Lauretta non so se li avrei scelti.poveri-mercato-ape

 

imageCi sono delle foto dei primi anni ’60, che ho fatto in modo di perdere, smarrire, abbandonare (ma mai esplicitamente e intenzionalmente distruggere, si vede che c’è un limite a tutto) in cui si vede Lauretta che sorride trionfae e rilassata, e il piccolo Luca con un musetto pensieroso e un po’ malinconico come se gli sfuggisse qualcosa, come se si trovasse in un gioco che alla mamma piaceva tantissimo e a lui così così.1410856351012

 

imageIl piccolo Luca era nato dopo quattordici anni di inutili tentativi, durante i quali Lauretta era riuscita faticosissimamente ad iniziare due gravidanze abortite spontaneamente e precocemente.

 

mensa caritas-2Solo ben dopo i vent’anni, ormai sposato e padre a sua volta, aveva ricostruito con metodologie ipotetico-deduttive il gioco grande e strano della sua venuta al mondo: la biforcazione fra Lauretta, che aveva sposato il cugino Tonino non perché lo amasse esageratamente, ma perché la sua delicata storia di “figlia di madre nubile” (qualcosa di terribilmente scandaloso e doloroso nell’Italia, cattolica e pronta ad accogliere il fascismo, del 1921) le aveva indotto una fobia per “gli uomini venuti da lontano” che metteva in scacco qualunque altra considerazione; e Tonino, selvaggiamente innamorato di Lauretta fin dalla tarda infanzia in un modo che, anche per lui, metteva in scacco qualunque altra considerazione.image

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La venuta al mondo del tenero, inconsapevole, innocente Luca che non aveva chiesto nulla e non sapeva e non avrebbe voluto sapere nulla avrebbe creato un particolare e un po’ anomalo triangolo edipico: il nuovo arrivato rimpiazzava spietatamente Tonino nel cuore di Lauretta, e diventava per Tonino un terribile impiccio, con vissuti da parte sua di terrificante ambivalenza verso un figlio che stuzzicava il suo orgoglio narcisistico ma, simultaneamente, lo privava (e ben più di quello che il buon Tonino avrebbe potuto immaginare) dell’amore di Lauretta.

image

montecarlo_2Quante altre se ne potrebbero dire, affabulando e confabulando. Ma per ora fermiamoci qui.

 

 

 

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4 Risposte

  1. Strano post, questo, molto diverso da quelli cui ci hai abituati. Un post… senza vestiti, mi vien da dire. E che forse per questa sua essenzialità, e, soprattutto per questo suo esporsi quasi innocentemente al mondo, commuove in maggior misura. E assurdamente induce a riflessioni più profonde di altri. Certo, non scegliamo i nostri genitori, e non scegliamo neppure di nascere. Ma i genitori li scelgono, i figli? Possono decidere, è vero, quando e dove farli nascere. Ma poi? Possono educarli secondo le loro teorie. Ma poi? Non è detto che il “prodotto” risulti come avevano progettato, non è sempre detto. Ci sono troppe variabili, in un rapporto (e non solo in quello fra genitori e figli). Quindi, non so, forse scegliere non serve a nulla: come quando cerchi casa, e passi giorni e giorni a visitare appartamenti, e finalmente decidi: ecco, dici, questo è perfetto per me! Ma poi? Ma poi, quando ci vai a vivere scopri che il parco su cui si affacciano le finestre, e che aveva fortemente condizionato la tua scelta, lo trasformeranno in un parcheggio, che l’inquilino del piano di sopra al tuo ascolta musica a tutto volume durante la notte, che… Scopri che se ti fossi fermato al primo appartamento che avevi visitato forse sarebbe stato meglio.
    Mi sa che ho straparlato, e che tutto questo poco c’entri con quello che tu hai scritto. (E, per fortuna, non c’entra neppure con mio figlio, nè con il mio appartamento).
    Ciao, Luca!

    1. Forse e’ stata una pazzia
      pero’ e’ l’unica maniera
      di dire sempre quello
      che mi va
      .

      Questa volta la citazione musicale viene semplice, naturale e spontanea.

      Tenere un blog, per me (non nel senso “napoletano” del termine tenere che indica un puro e semplice generico irresponsabile possesso, ma nel senso “fiorentino” della parola, cioè man-tenere, curare, irrorare di idee ed emozioni quasi come una bella sposa che speri non ti lasci nè ti stanchi mai) significa dire sempre quello che mi va.

      Se avessi detto quello che devo avrei dieci volte più lettori e commentatori. Ma, come direbbe lo scienziato pazzo di “Ritorno al futuro” nell’instaurare spudoratamente un pernicioso paradosso temporale, chissenefrega . Meglio pochissimi ma buonissimi.

      Nel poco tempo a disposizione, non riesco ad aggiungere altro ma credo basti.

      Un caloroso e riconoscente abbraccio.

  2. Ho sempre pensato che siamo noi a scegliere dove nascere. Certo avrei potuto andare a casa di qualche riccone, invece sono caduta in una famiglia degli anni ’50, tipica. E così mi è nata la passione di conoscere la storia della mia famiglia e trarne spunto per raccontarla. Poi si sa nessuno è perfetto! Però mi piacerebbe vedere la tua facciotta da piccolo! Ciao Riri52

    1. Che tu ci creda o no da bambino ero bellissimo.

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