Nomadi in un’estate virtuale.

Forse sta finendo, da qualche parte sono già arrivate piogge torrenziali da fine agosto, o forse riprenderà con vampate di caldo africano che arriveranno a lambire ottobre (è già successo).

Ma intanto intorno è agosto, agosto ad ogni costo, anche se è un costo fuori della portata di tantissime tasche.

Vagabondiamo nomadi ascoltando i Nomadi (che come hobby è sano e per quello non si è mai lamentato nessuno) lungo le dieresi, i diesis e i bemolle (più brevemente: gli accidenti) della vita.

La città semivuota, meno vuota degli anni scorsi ma magari chi lo sa più vuota dei prossimi, sembra quasi volerci bene, a noi nomadi dell’estate virtuale (che così dice il calendario e allora non capiamo ma ci piace adeguarci, e anche se non ci piace va bene lo stesso).

La religiosa sonnolenza di un orto forse è più rilassante dei rituali ferragostani delle spiagge alla moda, dove non ti puoi permettere di coltivare il minimo sentimento distonico senza essere irreparabilmente emarginato, che magari esternalizzato lo sei di già.

A settembre poi, mese del ripensamento sugli anni e sull’età, avremo modo di ripetere il gioco della nostra identità. Ma forse stavolta ci piacerà un po’ di meno.

Ma per il momento, ancora e sempre buona estate.

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2 Risposte

  1. Agosto in città, quando il caldo equatoriale concede qualche tregua, è uno spettacolo davvero straordinario.
    Mi son goduto un Ferragosto di fantastica quiete, ed ora sono in partenza per la mia consueta settimana nelle Dolomiti.
    Ancora e sempre buona estate!

    1. Agosto in città è un tributo inevitabile a scelte di vita che conducono affettuose ed inesorabili ad una decorosa francescana povertà materiale, che (si spera) fa da pendant ad una vorticosa inesauribile ricchezza simbolico-metaforica.

      Magari salti a pie’ pari il Vate di Via Paolo Fabbri e plani su un giovane avvocato astigiano, che presterà ad un coetaneo ex-orologiaio di ceppo fuggè le evocative parole “Cerco un po’ d’Africa in giardino fra l’oleandro e il baobàb”.

      Ma io non distinguo un oleandro da un abete e quindi dispero di avere riferimenti post-salgariani per immaginare un’Africa mai vista.

      Buon post-ferragosto e pre-dolomiti.

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