Il ferragosto di Paolo Candiani con inopinata comparsa finale.

112140-800x533-300x199Paolo non capiva neanche tanto bene cosa era venuto a fare a Casarola il giorno di ferragosto. Ma siccome era raro che, qualunque cosa facesse, si sentisse nel posto giusto, non ci faceva troppo caso.

Nella cittadina dal nome dolce come una caramella era tutto un pullulare, un ribollire, un sommuoversi di iniziative a cura del giovane sindaco dalla scriminatura perfetta. A un tanto al chilo se teneva aperto il negozio ci scappavano incassi da mille e una notte, che poi cosa voleva dire il bottegaio adiacente con quella espressione vallo a capire. Gli incassi si fan mica di notte a casa mia, pensava Paolo e gli veniva anche un filo di nervoso.73155-800x475-500x296

Ma a Casarola si stava bene. Tirava quella bella arietta passerina che gli accarezzava le guance che sembrava la Francesca certe domeniche mattina da sposini, che poi carezza che ti carezza anche un idiota capiva come che andava a finire.

Si stava bene ma qualcosa non quadrava giusto. Ma cosa?

Ecco cosa rendeva anomalo quel suo ferragosto. Era da solo.

imagesCA0E8GYPNella spianata, tutto intorno a lui, non si vedeva un gruppo di meno di tre persone, addirittura una comitiva di “cinesi”, che poi erano filippini ma non si capiva la differenza, era talmente numerosa che tutte le volte che li contava gli scappava fuori un risultato diverso, ma forse era il fatto che si muovevano molto.

Alcuni erano seduti su enormi plaid che lui se si sedeva in quel modo era impossibile che si rialzasse senza qualcuno che lo tirava su. Altri avevano tavolini e seggiolini da campeggio e qualcuno anche dei computer che comunque in quella zona Internet non si prendeva ma loro continuavano a provare e smadonnavano come giocatori di Briscola di via Imbriani.

Erano parcheggiati perfino due camper che sicuramente ora arrivava la guardia comunale, o in sua sostituzione il macellaio Sante che aveva recitato con Bertolucci, e ci diceva di andare a Val di Tacca o a Trefiumi che la visuale era bella uguale.universo

Un cagnolino con la faccia furba si era rivoltato tutto nella merda di vacca ed era contentissimo ma i suoi padroni molto meno di lui anche se il padrone diceva Sono bestie e seguono il loro istinto e sua moglie, che dalla parlata sembrava reggiana, gli diceva Certo tra bestie vi capite benissimo.

Cosa sono venuto a fare qui? avrebbe voluto chiedersi Paolo ma poi preferiva far finta di niente.

A stare a casa mi sarei sentito meno solo? questo invece se lo chiedeva.

1284409043” Ti ricordi, Candiani, quando tuo cugino ti aveva prestato la 600 e mi hai portato proprio qui? Che qui era quasi come adesso, noi eravamo molto diversi, specialmente io che adesso neanche ci sono. Ci dovevamo sposare il mese dopo e ci sembrava tutto tanto strano, ma non avevamo il coraggio di parlarne.

“Era una domenica in ottobre e nella bassa faceva ancora un caldo che la gente boccheggiava, ma a Casarola pareva di stare sulla luna. Che forse sulla luna erano andati da poco o magari ancora no comunque era tanto per dire. E noi cosa ne sapevamo della luna? Eravamo una roba che la parola innamorati non si era mai usata ma forse quella volta ci stava giusta, comunque tu mi piacevi e lo sapevo che non mi avresti mai fatto mancare niente.

“Io non lo so se ti piacevo, almeno nello stesso modo che tu piacevi a me. Quando non te la davo e tu facevi il muso lungo ci restavo male e mi dicevo Ecco pensa solo a quello. A me piacevi anche se da spogliato a volte mi veniva voglia di spegnere la luce.

“Quella volta che eravamo a Casarola te lo avevo chiesto io di farlo. E te mi guardavi come se tutte le regole del tuo mondo fossero andate a carte quarantotto, ma poi abbiam trovato un posto appartato che a Casarola non ne mancano e mi era sembrato bellissimo.

“Te lo ricordi quante volte ti ho chiesto Mi porti a Casarola? e te rispondevi A fare? Che ci vuole un sacco di tempo per arrivare e poi vien buio subito. Io non insistevo, che volevo che capissi da solo come mai ci volevo tornare.

“Adesso lo hai capito. fantasmi-venezia-parte-2

“Buon ferragosto imbranatello mio.”.

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6 Risposte

  1. Una nuova pagina di grande e delicata poesia ci ripresenta, come un’apparizione, personaggi e dinamiche ormai note e familiari, in un contesto nuovo e un po’ fuori dal tempo e dallo spazio, e per questo adatto al particolarissimo periodo e giorno dell’anno.
    Il linguaggio della narrazione riesce a intenerire e affabulare, con alcune autentiche perle di godibilissime frasi, parole, ritmi, considerazioni.
    E il salumiere nello spazio ci è sempre più caro.

    1. La vita è fatta di cose piccole, a volte minime, che bisogna saper cogliere e assaporare perché quelle grandi non è che passino tutti i secondi e/o saltino fuori da ogni cantone. Paolo, di suo, è un po’ distratto e superficiale e gli passano intorno una miriade di cose stupende che a lui sembrano normalissime e scontate, delle volte perfino noiose. Ma quando diventa un personaggio letterario l’occhio attento e benevolo del lettore ne fa un piccolo caparbio eroe che attraversa questi tempi strani e contorti con la classe di un gentiluomo d’altri tempi.

      E allora basta saperlo raccontare.

  2. Beh, dopo il commento precedente, una vera e propria e meritata recensione, è difficile aggiungere altro. Riprendo allora la domanda che il nostro amato si pone, declinandola al femminile: Cosa sono venuta a fare qui? E mi rispondo: sono venuta qui per leggere questa pagina, e non vorrei essere arrivata in nessun altro posto, perché è un posto bello, questo, che mi fa venire anche un po’ di magone, tanto è bello. E dopo esserci stata mi sento più ricca.
    Grazie, Luca. Sempre più bravo.

    1. Non ho problemi ad ammettere che, rileggendo questi 701 caratteri, mi sono commosso da solo. Non è bello avere delle cose da raccontare di tanto in tanto?

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