Aureliano e Dolores.

possible

[Questo pezzo dovrebbe far parte di un racconto più ampio che si chiama “La màchina d’al temp”, che sta riscuotendo un lusinghiero insuccesso di pubblico e di critica. Ma, per la gioia di chi, come per altro anche il sottoscritto, odia i riassunti, si può leggere come un raccontino a sè stante. Con la semplice premessa che Aureliano e Dolores sono una coppia del 2028 che si trova d’improvviso proiettata nel 2079 e cerca di darsi un adeguato contegno. Buona lettura.]

2079Per merito, colpa o semplice responsabilità oggettiva della capricciosa màchina,  tutto il civico 41 di Via Alberto Bevilacqua, a mo’ di navicella del tempo, si era spostato in avanti di 50 anni, e dopo qualche sussulto, senza una ragione particolare, si era assestato sulle 10.32 del 16 luglio 2079.

Una macchina meglio concepita e di maggiore potenza avrebbe potuto tradurre gli ignari condòmini nel 100.000 esatto; una peggio concepita e di minor potenza li avrebbe potuti tradurre nel millenovecentoquattromilatrè, a San Gregorio, ed entrambe le ipotesi sarebbero state sostanzialmente meno favorevoli.2079 (1)

I coniugi Bolsi rimiravano la scritta nel cielo Libero Ducato di Parma, 16 luglio 2079  con differenti atteggiamenti:  l’avvocato con frenetica curiosità professionale, rapidissimamente percorrendo nella mente le possibili origini e i possibili motivi di quella scritta inaspettata e cercando di capire come e quanto potesse guadagnarci sopra cifre significative; la di lui moglie, invece, col sincero disagio che riservava a qualunque cosa non fosse prevista e preparata con congruo anticipo (16 luglio 2079? Dio mio, e cosa mi posso mettere adesso?).

Aureliano-Rom-Aussenansicht-1-43777Nè l’uno nè l’altro potevano dirsi terrorizzati o anche solo spaventati . Il XXI secolo (nel quale la signora aveva passato quasi tutta la vita e l’avvocato più della metà) li aveva abituati, e in un certo senso addestrati, a questo continuo gattopardesco cambiare perché nulla cambiasse. Forse erano preoccupati, ma questo gli capitava costantemente. I coniugi Bolsi erano preoccupati di non avere abbastanza soldi, o di averne troppi e di vederseli tirar via dall’ennesima patrimoniale, o di non sapere in quale banca estera nasconderli [ah! quando la Svizzera era la Svizzera, prima di firmare nel 2025 il T.A.T.T.O. (Trattato di Assoluta Trasparenza Trasversale Obiettiva)…] o di non sapere come investirli e vederseli corrodere da un’inflazione perennemente in doppia cifra come un pivot dell’NBA. Erano preoccupati di non essere nei posti giusti nei momenti giusti con le persone giuste, magari lui col calzino bianco corto e lei con le calze a rete impercettibilmente strappate. Erano preoccupati e addirittura inorriditi di poter malauguratamente essere e non apparire (diobono, e a cosa sarebbe servito?). Erano preoccupati di non muoversi abbastanza velocemente e di non comunicare abbastanza fragorosamente, ogni momento di quiete e di silenzio si colorava immediatamente di mortifere angosce.

Da perfetto tuentifersentrischizzoidmèn, Aureliano Bolsi aveva creato una sottile ma impermeabilissima intercapedine fra il suo Io (che, rinchiuso nei meandri della sua psiche ipersemplificante soffriva spesso di crisi di solitudine) e il suo protuberante superespanso megalomanico Sè.

Dolores Pereira Dos Santos Que Pagam O Meu Almoço forse un Io non se l’era mai potuto permettere, e probabilmente non possedeva neppure memoria e desideri, nessuna freccia che conducesse verso un passato che si chiudeva dietro i suoi piedi a ogni passo, o verso un futuro che comunque stessero le cose non dipendeva da lei. Garrula e fintamente felice, viveva in un eterno presente, un presente sintetico che non contemplava ipotesi di malattia (la peggiore delle quali era il pensiero) e di degenerazione.

Ora erano lì, di fronte a un plateale colpo di scena che li avrebbe dovuti costernare e traumatizzare, ma invece sostanzialmente li infastidiva.

Dolores non aveva prodotto uno stridulo lacerante ululato per paura (gli psicofarmaci di ultima generazione, che venivano quotidianamente immessi direttamente fra le sue sinapsi  da un dispenser impiantato fra il midollo allungato e la prostaferesi contorta, le impedivano di provare delle vere emozioni) ma semplicemente perché la sua programmazione neurale l’aveva immediatamente selezionato come reazione adeguata ed appropriata.

L’Avvocato Aureliano Bolsi, viceversa, in quanto mensilmente testato dai neuropsichiatri dell’Ordine, aveva la facoltà di sopravvivere senza nè psicofarmaci nè programmazione neurale, cosa che gli permetteva di esercitare con successo la professione forense. Fosse mai capitato che il test mensile avesse rivelato in lui un pensiero troppo creativo o una perniciosa predisposizione a coltivare opinioni personali, sarebbe stato immediatamente  destinato a un tranquillo lavoro di passacarte al Ministero della Pubblica Disinformazione. Del resto, la maggior parte degli imputati preferivano farsi difendere da un algoritmo informatico multilivello: il livello 0, gratuito, si appellava alla clemenza della corte; il livello 18, che poteva essere acquisito a transazione privata e segreta da pochi privilegiati, rendeva afasici i Pubblici Ministeri e totalmente indulgenti i giudici.

Col suo vorticoso e banalissimo tachipsichismo, quello che gli consentiva di completare il Sudoku Serial Killer 81×81 della Settimana Illogica in cinque minuti e trentadue caffettino compreso, l’Avvocato dispiegava e valutava le diverse ipotesi esplicative del bizzarro fenomeno.KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Quella che avrebbe preferito (aiuto! Uno sbilanciamento nel pensiero soggettivo-emozionale, allora l’espressione venga seduta stante corretta in “quella che prometteva di rendergli di più”) era che la scritta che brillava e pulsava nel luminoso cielo estivo fosse un’ingegnosa trovata pubblicitaria illegale. E Aureliano riusciva quasi a quantificare quante querele ci sarebbero state, quante richieste di risarcimento per concorrenza sleale, quanti ricorsi, quante cause civili, penali e sommarie ci sarebbero state; e già immaginava i suoi collaboratori in giro per l’Italia a promuovere cause, organizzare processi, corrompere giudici, distribuire bustarelle ed istruire falsi teste a carico, a discarico e a somma zero.

Ma quando un elegante velivolo a propulsione antigravitazionale gli si accostò dicretamente, senza emettere nè rumori nè alcun tipo di odore, Aureliano prese in serissima considerazione un’ipotesi per lui meno vantaggiosa ma, a quel punto, del tutto proponibile e ricevibile: che si trovasse davvero nel 2079.

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5 Risposte

  1. Immaginare il futuro è un’arte quasi proibitiva; la tua scrittura fantasiosa e grottesca ne aggira piacevolmente gli insormontabili ostacoli, donandoci un sempre godibile Blade Runner di provincia.
    Il tuo pubblico chiede insistentemente di conoscere vita morte e miracoli di Dolores Pereira Dos Santos Que Pagam O Meu Almoço!

    1. Tra l’altro, i coniugi Bolsi provengono da un futuro relativamente prossimo (appena 15 anni) per ritrovarsi in un futuro un po’ più remoto (51 anni per loro, 66 per noi) con il quale si troveranno, ovviamente, a fare i conti.

      Non dimenticando che il protagonista originario di tutto l’ambaradan era, è e resta sempre Aristodemo Cavatorta, al quale ho voluto opportunamente concedere un breve time-out (come quando Guccini abbandonava il palco per concedersi senza remore nel retropalco alle gioie dell’etilismo, e lasciava libero il parmigiano d’adozione Flaco Biondini di intonare un paio di tanghi).

      Sempre congratulazioni per la sempiterna fedeltà, che fa di te il reduce più attempato della mia una volta nutrita schiera di fans, dopo la scomparsa della Terrybile Dark Lady From The West Coast che immagino fulminata sulla via di Facebook.

      Evviva!!!

  2. Recuperate le ultime letture! Ecco, posso dire che alle 12,13 (è questa l’ora che il mio computer visualizza) posso annoverare la lettura fra una delle cinque cose belle della giornata. Il tuo romanzo ambientato a Parma potrebbe fare degnamente concorrenza a un altro sempre ambientato nella tua città e appena uscito (e che, naturalmente, è già nelle mie mani): indovina quale?
    Un saluto riconoscente e affettuoso.

    1. Parma nell’essere palcoscenico per romanzi, film, struggenti storie d’amore, odissee sociopsichiatriche e semplici ordinarie vite di provincia non è ottantaduesima a nessun’altra città.

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