Archivi Mensili: giugno 2014

La màchina d’al tèmp continua.

Avete presente quei mariti fedifraghi che tornano a casa dopo, mettiamo, 6 mesi, nessuno sa dire perché ma sempre verso ora di cena, e l’unico commento della moglie è  “Siediti, che la polenta si fredda….”?

La mia ipotesi di romanzo è stata in giro più di 6 mesi, ma maledetta se mi ha raccontato nulla. Le ho potuto solo ammannire delle patatine fritte d’accatto che lei (intesa come ipotesi) ha perfino gradito o finto di gradire. L’ho vista leggeremente ingrassata, come se avesse acquisito qualcosa che anch’io non so. Poi ha chiesto un DOM BAIRODom Bairo l’Uvamaro che per farla contenta mi è toccato arrivare fino al Lidl  di Via Chiavari, fortuna che il 5 ci fa proprio capolinea e poi ne ho bevuto un bicchierino anch’io che, per motivi ignoti, mi ha fatto venire in mente i discorsi di La Malfa padre e figlio (tant’è che ho opportunamente evitato di esagerare) mentre lei consumava bicchiere dopo bicchiere senza mostrare segni di ebbrezza.

Adesso dorme, ma mi sembra che abbia già canbiato senso e sesso e sia tornata un romanzo vero e proprio con tutti i regolari crismi, non più una aleatoria ipotesi.

Al risveglio, vedremo se ha portato del materiale nuovo o se siamo bloccati come sei mesi fa.

A prestissimo.

Se lei non c’è che ci vuoi fare?

E il Giovane Anziano (tanto che c’era) dopo aver lasciato quel “Ma…” sospeso nell’aria per un tempo apparentemente incalcolabile (ma nelle sue condizioni depressive il tempo era difficile da calcolare per tutta una serie di mancati riferimenti esterni) proseguì nel tormentoso e inopportuno onanismo mentale:

Ma potrei limitarmi a dire “Valle a capire le donne!” come faceva il babbo anche in presenza della mamma (che non sempre gradiva) oppure ammettere l’irreparabile inferiorità dello psichismo erotico maschile, lineare tautologico e autoreferenziale, rispetto a quello femminile, fatto di incredibili salti quantici, di traiettorie impercettibili e codici di geometrie esistenziali. Che poi si tratta dello stesso concetto espresso nel primo caso con frettolosa approssimazione di innamorato deluso e frustrato, nel secondo caso con dolorosa ed esageratamente autopunitiva meditazione sulla irreparabile caducità dei rapporti uomo-donna, o donna-uomo che dir si voglia.

Invece ripesco una mia vecchia filastrocca che calza per quasi tutte le donne che ho creduto di amare, anzi mi sa che se togliamo il quasi facciam prima e chiudiamo la questione in modo drastico:

Uomini e donne si cercano e si trovano
ma non è neanche detto che succeda;
dei sentimenti puoi non esser preda
se vedi che alla fine non ti giòvano.

Uomini e donne vanno allo sbaraglio
nelle bizzarre lande dell’amore,
cambiano idea e cambiano colore
e quasi sempre prendono un abbaglio.

Uomini e donne passano la vita
giocherellando col proprio destino;
testardi non si arrendono perfino
quando l’angoscia a suicidarsi invita.

Arriva un bimbo nudo che svolazza
(andrebbe ucciso a colpi di ramazza),
il suo dardo beffardo ti accarezza
e ti fa innamorare di una pazza.

Prima che possa metterci una pezza
la donna concupita ti ipnotizza;
all’evidenza provi molta stizza
e quasi maledici la sua razza.

Ed ora? Metti un po’ che non si rizza,
che non riesci a offrirle che una pizza,
che per lo stress metti su troppa stazza
e lei, crudele e stronza, non ti apprezza?

Ma quel Cupido, bambinetto idiota,
figlio di dei e quindi parassita,
nulla aveva da fare nella vita
se non lanciare dardi a mia insaputa?

Meglio sarebbe stare molto accorti
e prima che il suo dardo ti colpisca
dirgli con faccia quanto mai corrusca
“Vattene via se non vuoi che ti squarti!”.

Meglio sarebbe contattare Giove
che a occhio e croce è proprio il suo papà
e dirgli “Caro Giove, senti qua,
quel tuo Cupìdo provoca, ho le prove!”.

Ma è precipuo interesse degli dei
molestare gli umani tutto il tempo
rompergli il czz e non dar loro scampo
e allora lo so io quel che farei…

Senza farmi venire neanche un crampo
arriverei ad Atene in un momento
e (l’ho desiderato proprio tanto!)
scalerei in fretta e furia il monte Olimpo.

Ivi giunto aprirei la mia carpetta
zeppa di documenti ed attestati
alcuni falsi, altri meritati
pretendendo qualcosa che mi spetta.

“Visto che vi accanite alle mie spalle
con sgradevoli frivoli scherzetti
(non c’è uno di voi che mi rispetti!)
da trent’anni rompendomi le palle,

e visto che resisto e controbatto
mostrando tempra e forza sovrumane
quale altro obiettivo mi rimane
se non esercitare il mio ricatto?

Ordunque, superati e falsi dei
dimenticate in fretta che io esisto
altrimenti è lo stesso, non insisto,
fatemi diventare uno di  voi.

 

 

E lei continua a non esserci.

bambini-capricciosi-12Il Giovane Anziano andava dicendo fra sè e sè :

“Un anno fa ti ho fatto capire in tutti i modi a me consoni (non essendo il tipo che esplode in triviali dichiarazioni del tipo ‘Bella maialona, ma quanto sangue mi fai?’) che mi piacevi  in modo inequivoco e direi perfino totale.

Ti eri appena lasciata col tuo placido e un po’ irresoluto tipo (la leggenda urbana dice sfasciandogli un piatto pieno, c’è chi dice di riso coi fegatelli c’è chi dice di spaghetti al ragù, in testa) che anela alla carica di fidanzato ufficiale ma non riesce mai a raggiungerla. Che siccome lui è un buon ragazzo e mi sta simpatico, mi sembrava che un grave fattore ostativo fosse venuto a cadere. Invece niente.

Non mi hai neanche preso in considerazione e te ne sei andata al mare con le tue amiche compresa una, di gusti tradizionalmente bisex, che sosteneva di avere una relazione con te.

Tornata senza il becco di un quattrino e sfrattata da casa per reiterata morosità eri scomparsa nel nulla ma c’era chi ti avvistava nei vari parchi cittadini col cugino scemo di Checco Zalone, tipo sostanzialmente impresentabile ma probabilmente (chi lo sa?) dalle spropositate dimensioni genitali (altrimenti non gli si saprebbe trovare un’attrattiva neanche col microscopio del piccolo chimico, tra l’altro qualunque bravo psichiatra individuerebbe nei suoi assortiti tic chiari segni di eiaculazione precoce sistematica, tiè), in atteggiamenti che presumevano una intimità continua e fluttuante praticabile anche dietro la prima frasca vista la stagione estiva che facilitava di fatto tali rituali ludico-edonisitici. E va be’.

Finchè col favore di una dirompente primavera, dondolati dal vagone direbbe Guccini anche se si trattava di una corriera,  hai dato finalmente segno di aver capito quale fuoriclasse potessi trovare in me. Con quello che normalmente ne dovrebbe conseguire.

Ma….-Spoiled-little-girl

(continua)

Houston, cribbio, lo vogliamo allontanare questo amaro calice da me?

 

Due giorni senza commenti. Forse anche tre. Come diceva il mio professore di matematica al liceo, quando qualcuno eccepiva su esagerati carichi di compiti a casa, sulla mancata o incompleta spiegazione di un teorema, su equazioni miseramente cannate, “Senza commenti…”.

Ma per il professore, il concetto di “Senza commenti” era assolutamente positivo, era una protezione dal rumore del mondo effimero e un po’ volgare che circondava la sua sgangherata stamberga di formule e logaritmi; senza il quale rumore, egli poteva procedere glorioso ed erettile (almeno spero per lui) nella sua tautologica autoreferenzialità, protetto per l’appunto dal nero soffio dell’entropia che introduceva un (per noi sano e per lui malaticcio) disordine nell’anodino e in fondo artefatto ordine della sua vita di fallito di Stato.

Per me, il concetto di “senza commenti” è viceversa quanto mai negativo, mi sento come l’astronauta fino a un attimo prima cullato dalle inflessioni texane della base Nasa di Houston (dall’OK Corral a Marte senza 450px-Arezzo-Chiesa_di_san_Domenico-Crocifisso_di_Cimabue-closeupsoluzione di continuità) e poi d’improvviso solo con la sua vita e il suo pensiero nelle sconfinate profondità dello Spazio.

E in simili condizioni l’essere umano, di fronte a frustrazioni magari obiettivamente piccole (ma per lui significative) attiva il suo ciclo personale di oscillazioni maniaco-depressive, nella fase maniacale-proiettiva valutando come francamente ottuso e/o maleducato chi passa e non dà segno di sè, nella fase depressiva-introiettiva compiangendosi per non aver saputo dare al suo blogghettino una veste accattivante.

E del resto l’esempio storico più grande di fase maniacale-proiettiva è Cristo in croce che, pur sapendo benissimo che la storia non poteva avere che quella conclusione (e il papà glielo aveva spiegato benissimo e gli aveva chiesto diecimila volte “Ragazzo mio, te la senti?”) nel momento supremo è un bambino spaventato che chiede “Padre, allontana l’amaro calice da me…”.

Come sempre ho dei modelli, come dire?, di basso profilo….

E lei non c’è.

 

litigio

E all’improvviso lei non c’è più. Quando questo succede dopo una lunga agonia segnata da montagne intere di puerili dispettucci, piatti rotti, tradimenti perpetrati ma più spesso solo progettati senza il coraggio o gli strumenti per metterli in atto, lunghe serate di silenzio e nottate totalmente prive non dico di sesso ma anche di un briciolo di sensualità, vacanze separate, colazioni in cui vige una cortesia da pensione Marisa (“eccole il sale, la mè siòra….), quando questo succede al termine di codeste dinamiche si tira su un paio di volte col naso ma probabilmente è solo allergia al nichel.

Ma quando succede così, allora no, allora due tiratine col naso si giustificherebbero solo se sotto ci fosse una idonea pistina che comunque non sapresti neppur troppo bene dove procurarti.

Il pollicione destro si intorpididsce e si atrofizza per il numero spropositato di volte che rende possibile il maligno scorrere di quelle indigeribili parole.

stronzo

Ma poi, e sinceramente è doloroso e quasi impossibile decidere se è meglio o se è peggio, ti ritornano su dai gangli del precordio tutte le volte che tu, inebetito dal suo amore prima che dal tuo (che comunque se c’era era per te stesso, “Veh che maschione che sono ancora rimasto nonostante i continui attentati dell’età incombente”) l’hai trattata come un’escrescenza dei tuoi desideri, un possesso ormai consolidato, un essere il cui solo diritto era annullarsi in te.

All’improvviso ti ricordi quel lento e un po’ stanco ritorno da Fidenza dove l’avevi accompagnata a una visita. Quell’autobus che sembrava riportarvi indietro da una gita scolastica  e che quasi vi costringeva a ripetere eterni fanciulleschi rituali di innamoramento (sempre  ammesso e totalmente non concesso che ci si possa innamorare in maniera adulta). E i tuoi pensieri che si traducevano in mezze parole, così apparentemente inutili ma così sostanzialmente inevitabili in quei momenti sospesi in una bolla spazio-temporale che spruzza sprazzi d’eterno: “Con questa strana donna non bella ma a modo suo graziosissima giuro solennemente  che non ripeterò alcuno degli errori che hanno devastato la Sonia, la Vicky, la povera innocente Shirley che mi avrà perdonato più volte di quanto abbia mai fatto per suo figlio”.

Seh. Di fatti.

E adesso lei non c’è più, anzi peggio ancora: continua a ricomparirti davanti che più te le senti lontana più ti sembra bella in modo indecente.

Al suo sms palesemente eteroscritto è seguito un tuo sms ritmicamente spezzato in 4 che più ruffiano e intriso di ganci forse ci sarebbe riuscito un pescatore di piranhas del Rio delle Amazzoni.

Potresti ostentatamente ignorarla  nascondendoti poi in qualche àndito da lei invisibile per studiarne le reazioni di frustrazione  e scoramento che ben le conosci anche perché lei suole esprimerle con plateale incontrollata esplicitazione.

Ma invece no, non le hai potuto e voluto risparmiare il verso gozzaniano, peraltro malamente parafasato (perchè come  il ben più noto “Non ti curar di loro ma guarda e passa” l’Autore mai si sognò di scriverlo così) “Le rose più belle sono le rose che non colsi”.

Non è chi non veda, da Elio e le Storie Tese in giù, che il prossimo passo sarà mettersi una scopa in culo per ramazzarle la stanza.

incomunicabilitò

E’ la vita segreta, amore mio.

600px-Crab_NebulaEh già, sembrava la fine del mondo ma sono ancora qua…

Il filosofo minimalista, in bilico tra Gozzano e Bukowsky, Vasco Rossi ha sempre avuto il dono di esprimere con parole banali l’apparente banalità della vita, e quindi apro con questa citazione. Comunque visto che c’è un limite a tutto vi risparmio il video.

Ma tanto per vascheggiare ancora un po’, aggiungerei un Quello che so è che dentro di me è tutto logico, così en passant senza stimarsi troppo.

A volte si transita attraverso il dolore con soave incoscienza, perché in qualche modo l’istinto ti suggerisce che il dolore bisogna comunque cercare di attraversarlo, se ti fermi lui non aspetta altro e ti divora in un sol boccone con modalità da velociraptor e contenuto ruttino finale; mentre se, come uno squaletto astuto, continui a muoverti anche se spesso non sai proprio dove czz stai andando, il dolore non trova mai il punto giusto per addentarti, ogni tanto ti azzanna e fa abbastanza male ma poi alla fine ti lascia ripartire sostanzialmente illeso, o con prognosi di 7-10 giorni.

La mia attuale vita “reale” (oh mio Dio, e chi lo decide cos’è reale e cosa solo un epifenomeno illusorio? Luca Giurato?) è quanto più di misero e meschino (proprio nel senso siciliano del termine) si possa immaginare, eppure la vita segreta, interna, impervia ai più e chi cerca di avvicinarsi viene respinto con perdite, ecco quella vita lì è ancora splendida.

Si alimenta di Paolo Nori, Stefano Benni, Philip Dick, Claudio Lolli, David Bowie, Fabrizio Tavernelli; si alimenta di mia figlia, del Parco Ducale, di Piazza Steccata; si alimenta di continui innamoramenti tutti destinati a finire male ma comunque com’è bello quando alla fine succedono e per qualche frazione di secondo sembrano eterni.

E’ la vita segreta, amore mio.

È proprio da finale di carriera
accompagnarsi a gente di cultura
ridere se c’è tempo
e non fare più barriera
ferire e incassare
ferire e incassare

L’anima è un registratore
che specie di notte non dà tregua
ci sono uomini che non sanno aspettare
sono vini che tardano a maturare
sono camion che stentano a rientrare
camion che tardano a consegnare
letteratura da consumare
parole parole da buttare

Ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare

È la vita segreta (amore mio)

È proprio da finale di carriera
accompagnarsi a donne di medesima statura
tentare d’essergli coatto al cuore
per vedere se c’è tempo ancora
oppure non farsi più trovare
è ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare

Ci sono luoghi di lenzuola profumate
profondità da dispiegare
ci sono campi di sabbia
nell’Italia intera
ancora tutta da bonificare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare

C’èst la vie secrète mon amour
it’s the secret life
è la vita segreta (amore mio)

Ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare
ferire e incassare

C’èst la vie secrète mon amour
it’s the secret life
è la vita segreta (amore mio).

Ivano Fossati


wenders fino alla fine del mondo

 

 

The sleeping giant (featuring Gentle Giant & I Giganti).

Come si striracchia, si dimena, si lambicca, si alambicca un blog dato per morto?  Non ci è dato saperlo.

Va poi detto che, seppur ci si possa ad libitum crogiolare con equiparazioni tra un corpo biologico ed un corpus (notare il necessario ricorso al latinorum) artistico o che immodestamente si considera tale, il primo risente fortemente delle leggi dell’entropia e quando non viene introdotta nuova informazione, nuovo nutrimento, decade a velocità esponenzale.

Quindi le opere dell’intelletto quali che siano non è dettto che muoiano anche quando restano lì incognite ed in incognito. Semplicemente si riposano.

Non capita quasi mai che nessuno passi di quando in quando a dare una sfogliata, o semplicemente a tirar via un po’ di polvere. Che leggere vuol fatica.

Il blog si muove, è prossimo al risveglio, manda strani effluvi che indicano digestioni ancora non complete.

Accogliamolo con la dovuta emozione.

frank iodice

"Lo scrittore è una persona vigliacca, opportunista, sacrificata al gioco continuo della

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Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Un roseto in via Cerreto

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Il Blog di Beppe Grillo

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Annamaria - liberi pensieri

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

TerryMondo

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Rossi Orizzonti

...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzont

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(le impronte dei miei passi)