In questo autunno.

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imageDopo un lunedì mostruoso può perfino essere bello sedersi e riflettere sulla bellezza che il mondo continua nonostante tutto ad esprimere. E se dove finiscono le tue dita comincia in qualche modo una tastiera, la riflessione può diventare un po’ più condivisa.image

Siamo in un autunno che odora e ribolle ancora di estate, come in quei concertoni in cui quando il gruppo successivo è già sul palco quelli che hanno smesso di suonare si attardano a salutare il pubblico e magari il bassista inciampa in un cavo e rende muto lo strumento del suo omologo.

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E per quelle sincronicità junghiane che sarebbe sbrigativo e minimalistico derubricare in mere coincidenze, tre donne diversamente belle (diversamente tra di loro, non rispetto alle altre) compiono nel giro di pochi giorni per la quarta volta 20 anni.image

E si tratta di tre icone talmente emblematiche che non trovo opportuno nominarle o parlare delle loro carriere.

imageMi piace identificarle invece con dei momenti particolari che riassumono qualcosa di personale e privato, extra-artistico quasi, sempre ammessomche ci siano dei momenti in cui una diva smette di essere diva e divina e diventa banalmente terrestre.

Allora di una ricordo il passaggio da un ànodino asettico “And the winner is…” a un napoletano napoletanissimo ROBBERTOOO proferito agitando la busta come fosse un tricolore, e col tono di voce col quale dall’alto di un basso una zia attempata ma ancora piacente saluta il nipote arrivato a sorpresa dall’America. Ma mai toccante come il tenero quasi paterno “Giulietta, please stop crying” di Fellini.image

Di un’altra ricordo una comparsa in televisione in evidente alterazione etilica che la rendeva ancora più ruggente e feroce, anche se non era mai stata definita né tigre né pantera né aquila. Ma anche la sua unica occasione di grande cinema in cui ha vezzosamente dimostrato di recitare meglio di quanto le altre due cantassero.sophia Loren painting del baldo_modificato-1

Di quella che, noblesse oblige, compirà gli anni per ultima ricordo un drastico rumoroso silenzio artistico ormai quasi quarantennale, più rigoroso di quello di un’altra divina che va solo per i 74 e continua a scrivere, cantare e fare qualche conduzione radiofonica rifiutandosi solo di comparire.image

Oggettivamente la meno talentuosa delle tre, sembre in bilico fra l’arte e (siamo sinceri) il fenomeno di costume e in costume, nel prosieguo della sua vita ha colmato il gap, anche con un profondo ed organico impegno civile come attivista animalista, oltre all’altrettanto lodevole drastico rifiuto di qualunque e qualsivoglia ritocco chirurgico.

Come dire: Il mio impegno a favore della natura contro la barbarie umana parte da me stessa.

E’ anche così che leziosamente ci si consegna al mito senza il terribile impiccio di morire.

 

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2 Risposte

  1. Delle tre ho amato moltissimo la Vanoni, nello stile, nella voce, nel modo di vivere. Ci sono canzoni sue che mi danno allegria, tipo Valentina, la banda ecc e altre che mi ricordano momenti particolari. Le altre due non le ho seguite, una troppo esagerata, l’altra troppo lontana. Naturalmente secondo i miei parametri, ma colgo in pieno che tutte sono state dive, modelli di donne e anche avanguardie di uno stile di vita. Belle e piene di talento. Auguri con la speranza che ce ne siano altre da ricordare, ma non ne vedo! Ciao, anche il mio lunedì è stato da dimenticare! sarà perché stava per finire l’estate?

  2. Hanno compiuto 80 anni e non si possono non celebrare. Delle 3 Ornella è la meno “glamorous” e la meno internazionale, fra la Bardot che non si è rifatta e la Loren che si è fatta rifare con sublime maestria lei sembra andata da un chirurgo di plastica più che da un chirurgo plastico, forse a Carate Brianza, però a te lo posso confessare: se dovessi esprimere una preferenza personale, opterei per questa sgarambona lombarda sdrucciola e irregolare ma trasudante una bella padanità preleghista. Dal ’69 in poi (notare l’apostrofo che dovrebbe scongiurare interpretazioni maliziose).

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