Ma se l’avessero chiamata “Seduto in quel caffè”?…….

Il 29 settembre compiono gli anni Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi, e se è per questo anche Lech Walesa, e scendendo in caduta libera incontreremmo anche Felice Gimondi, Jean-Luc Ponty, Loretta Goggi e Michele Scommegna in arte Nicola di Bari (nato in realtà in provincia Foggia). Il 29 settembre sono avvenuti titanici tsunami, pericolosi passaggi di asteroidi, feroci stragi naziste, iniqui monacali accordi, fallaci espressioni di irresponsabile etnocentrismo, instaurazioni di dittature paramilitari, inopinate misteriose morti di papi. E Dio solo sa quante altre cose sono successe non degne di assurgere agli onori della cronaca, quanti piccoli drammi, minuscoli trionfi, minime vittorie e sconfitte private.

 

Ma cose e persone passano, due anni fa B&B sembravano più classici e immortali del J&B ed avevano lo stesso potere intossicante, oggi vivono una fase calante delle loro fortune politiche. Il lucertolone contuso è stato anche immortalato su Blob mentre la giovane fidanzata lo allontanava con proverbiale schiaffetto sulla mano (quale maschio italiota non ha subito tale affronto almeno una volta?) e in sottofondo Gigi Proietti commentava il tutto col suo cavallo di battaglia “Nun me romp’er ca…“.

 

La più immortale e intramontabile alla fine ci sembra Loretta Goggi vedova Brezza.

Tutto passa, tutto degenera, tutto si estingue e nulla si distingue. Sui transeunti destini dell’umanità solo le canzoni non muoiono mai.

Non è vero che le canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole. Molto probabilmente, se 29 settembre fosse stato inciso senza la voce dello speaker, si sarebbe chiamata Seduto in quel caffè e sarebbe sembrata il banale racconto di una storiella fugace con una tipa da bar. E se non fosse passata per le mani dell’Equipe 84 in versione Scarafaggi della Via Emilia… se la Ricordi non avesse appena acquistato un registratore a 8 piste che non ce l’avevano neanche ad Abbey Road… se il tutto non avesse trovato la cassa di risonanza di un passaggio dal beat ingenuo e candido dei complessi a qualcosa di più evoluto e complesso dei gruppi ormai quasi “band”… se fosse stata cantata solo da un Lucio Battisti ancora acerbo e sanremese, sarebbe rimasta un pezzo minore come Luisa Rossi, come La mia canzone per Maria, come Dieci ragazze, surclassata da  capolavori nazionalpopolari come Emozioni, Pensieri e parole, I giardini di marzo, La collina dei ciliegi, Fiori rosa fiori di pesco, Il mio canto libero e via mogolbattistando.

E fu così che 2’32” di canzone (oggi se un “pezzo” dura meno di 4 minuti lo mandano direttamente allo Zecchino d’Oro), per quelle strane ed oblique serendipità che attraversano la storia della cultura popolare, diventò il simbolo di una sempre più lontana età dell’oro.

E continua a rimanerlo.

 

 

 

 

 

 

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3 Risposte

  1. Tante volte mi chiedo: ma certe canzoni, come tutte quelle che hai citato, sono oggettivamente belle, o semplicemente allora mi piacevano perché le ascoltavo con il ragazzo che amavo ( magari non sempre lo stesso, perché ero in quell’epoca della vita in cui innamorarsi è così facile che, innamorati, lo si è sempre) e continuano a piacermi ora (in quest’epoca della vita in cui non ci si innamora più, perché amare a quasi 70 anni sarebbe, mi vien da dire, disdicevole), semplicemente perché mi ricordano quell’epoca della vita in cui innamorarsi era facile ed esaltante?

    Intanto che non mi rispondo, perché la mia è una domanda che non vuole avere risposta, ti auguro una buona serata.

    1. La risposta (andiamo…) mi sembra implicita nella domanda: l’arte popolare parla a tutto quello che c’è nella parte mediale del corpo, visceri e a volte genitali compresi. E le canzonette della tarda era beat parlano di una remota età dell’oro in cui tutto sembrava (e forse era) possibile. Piacciono a chi quei tempi li ha vissuti, ma affascinano anche coloro che quei tempi li possono solo immaginare.

      Se un giorno un Grande Fratello del Web sentenziasse “Da oggi tutti i blog devono essere monotematici” io all’inizio ci resterei un po’ male, poi sceglierei il tema della musica in tutte le sue sfumature e mi consolerei presto. Sempre che il Grande Fratello non mi dicesse “Musica in tutte le sfumature… Faccia poco il furbo e restringa il campo, altrimenti lei mi continua a parlare di tutto e del contrario di tutto”.

      1. Infatti tu, caro Luca, anche se appartieni a una generazione ben più giovane della mia, ed eri un frugoletto quando quelle canzoni accompagnavano i miei innamoramenti, quei tempi li sai immaginare molto bene. Potere della musica, in tutte le sue sfumature.

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