Archivi Mensili: dicembre 2014

BENIGNI EPIGONO DI RISPOLI?

Certo che un po’ dispiace vedere l’involuzione artistica di Benigni ormai ufficialmente trasformato in intrattenitore per famiglie. Per chi se lo ricorda ai tempi di “Onda libera”, programma ambientato in una stalla, di “Berlinguer ti voglio bene”, “Tumiturbi”, “Il pap’occhio”, delle surreali critiche cinenatografiche de “L’altra domenica” l’effetto è quasi straniante. 

Ormai Roberto celebra su commissione quel che gli chiedono di celebrare: tre anni e mezzo fa l’inno nazionale, e lì ci poteva essere una logica abbastanza stringente viste le celebrazioni del 150° dell’unità d’Italia (che fra parentesi Roma e Venezia avrebbero potuto dire “E allora noi che c’entriamo, per cortesia,  che nel 1861 non c’eravamo?”), oggi i dieci comandamenti, e qui la logica un po’ sfugge, si biforca e c’è spazio per infinite dietrologie, che coinvolgono il Vaticano, Palazzo Chigi, sedute spiritiche con Giorgio La Pira e Amintore Fanfani e alla fine Dio stesso che parla a Benigni da dentro un calorifero.

Per carità, esiste una gradualità tra il male e il peggio e le sapienti affabulazioni di Benigni sono un gradevole sottofondo molto più di programmi basati sul nulla debitamente centrifugato e stroboscopizzato. Almeno pigiamo sul telecomando per vedere uno che parla e che comunica, che si esprime in un italiano corretto ma non ampolloso, e che esprime concetti mediamente sensati. Solo che forse per questo sarebbe bastato un Fabio Fazio, o un erede di Luciano Rispoli qualsiasi con i suoi “Chebbeeellooo!”. Già,  perché Benigni, ex-genio un po’ in disarmo, rassomiglia ogni giorno di più a codesti modelli.images (96)

Per il Benigni del Terzo Millennio, più o meno da “Pinocchio”  in poi, tutto è straordinario, tutto è rivoluzionario, tutto è degno di somma ammirazione, compiacimento e meraviglia, con fiumi di celebrazioni retoriche e stentorei pistolotti.download (78)

L’ennesimo incendiario riciclato in pompiere. E allora, 11° comandamento, “Abbiate umana compassione e siate benigni  verso questa nuova vittoria del potere costituito contro coloro che cantavano il disordine dei sogni.”. Opportunamente abbreviato in “Portate pazienza”.images (97)

Annunci

La stazione di Žima.

Non credo sia vero che la morte ideale di un artista sia su un palcoscenico, e men che meno che potendo scegliere l’artista stesso lo considererebbe il modo migliore di morire. Anzi, potendo scegliere liberamente, dentro di sé l’artista contento della sua arte ambirebbe ad una immortalità non solo virtuale, attraverso le aue opere, ma ad una immortalità fattuale che gli Dei dovrebbero concedergli come automatico corollario del suo talento, per poter continuare a produrre e ad esibire e ad esibirsi nei secoli dei secoli.

In subordine, l’artista ambirebbe ad una morte segreta e raccolta, magari dopo aver suonato e cantato nel tempio europeo del jazz, e dopo essersi detto quasi per scherzo “Sono così felice che potrei morire adesso”, ma non davanti a schiere di telefonini tablet smartphone pronti ad eternare il momento del trapasso, la voce che si spezza, le scuse al pubblico e il corpo che si accascia immemore nelle braccia degli inutili soccorritori.

Ma neanche tu, Pino, potevi scegliere o prevedere il momento e la modalità della tua morte, e così l’hai lasciata succedere mentre cantavi per beneficenza, cantavi la tua canzone più famosa anche leggermente maschilista anzi maschilista non leggermente, basata com’è sull’idea che le donne si possono e si debbono comprare anzi non aspettano altro, niente in confronto alla becera “Colpa di Alfredo” di Vasco ma insomma.

Forse anche tu, come tanti, chiacchierando con gli amici avrai indulto al luogo comune “Se deve capitare che mi dia un colpo improvviso e buonanotte, piuttosto che morire consumato da una lunga malattia e passare i miei ultimi giorni e magari mesi in versione uomo bionico collegato a macchinari che mi tengono in un agghiacciante limbo”.

Balle.

Una morte improvvisa è sempre una morte ingiusta, perché “non ti lascia tempo”, non ti permette di concludere quello che avevi iniziato, ti falcia via inopinatamente e ti coglie sempre impreparato.

E coglie ancor più impreparati quelli che da te si aspettavano ancora tanto.

E comunque buon viaggio verso la stazione di Žima. Qualunque scenario tu possa trovare.

frank iodice

“A volte penso che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana”.

Flameonair's Blog

Un blog di parole, sogni, emozioni, suggestioni

La giraffa

tutto può accadere, l'importante è ricordare chi sei

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

www.paolonori.it/

Just another WordPress.com site

TESTUGGINI

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Un roseto in via Cerreto

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Il Blog di Beppe Grillo

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Annamaria - liberi pensieri

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

TerryMondo

Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

Rossi Orizzonti

...e navigando con le vele tese io sempre cercherò il mio orizzont

fiorinellasabbia

idee in movimento, senza rassegnazione. Scritti d’impulso.

Franz-blog .3

(le impronte dei miei passi)