Archivi tag: la commozione l’ha inventata un mistico o forse un aviatore e ha rimesso d’accordo tutti

Mammàzz…

 

Mo veh

Lauretta, come ti sentivi quel giorno dell’aprile ’57 che mettevi al mondo il tuo primo e unico figlio? Certamente devastata dal dolore: perché quell’ineffabile bamboccione non ne voleva sapere di uscire di testa e, probabilmente cercando di scuriosare il mondo che lo aspettava o di dire subito le sue prime cazzate, si era messo di mento.

Prima ti avevano squarciato la vagina con una drastica sforbiciata, della quale (tanto era il dolore) dicono non ti fossi nemmeno accorta. Poi avevano agito sulle tempie del nascituro col forcipe, riuscendo a portarlo in qualche modo alla luce, lasciandogli due cicatrici non vistosissime ma comunque percettibili che da allora lui cerca di occultare tenendo i capelli abbastanza lunghi o (quando andavano di moda) con lunghe basette.

Il babbo Tonino sosteneva (quando il rampollo straparlava pretendendo di aver ragione) che il forcipe gli avesse leso anche delle importanti aree corticali, e l’ipotesi (alla luce dei suoi attuali comportamenti) potrebbe anche non essere destituita di fondamento.

Come ti sei sentita con quel figlio desiderato così a lungo? Hai capito che non si trattava di un’escrescenza del tuo Io? Forse sì. Ma certamente l’hai visto come il bambino (e quindi il ragazzino, e poi il ragazzo, e infine l’uomo) più straordinario del mondo.

E con lui sei stata una mamma presente, affettuosa, generosa… Il babbo Tonino un po’ meno. Abituato a essere il sultano della casa (adorato anche dalla sorella, che mai volle sposarsi e accettò di buon grado di farvi da colf a costo zero) non capiva o non voleva capire perché alla nascita del loro unico figlio la tua passione per lui era, per così dire, venuta meno…

E lui, povero bambino, ci ha creduto finchè ha potuto, di essere il più straordinario essere che madre avesse messo al mondo. E ogni tanto (Dio quanti anni sono passati…) ci crede ancora. Ma fa un po’ fatica. Perché nel frattempo la Natura è stata moltomammolto matrigna, lo ha disilluso e frustrato tante di quelle volte che tu non te lo potresti neanche immaginare (o da lassù, come dicono i preti, vedi tutto?).

Quando, qualche tempo fa, ha incontrato una donna che lo vedeva e lo stravedeva più o meno come te, ha applicato anche a lei i medesimi schemi ribelli e trasgressivi che trentacinque anni prima lo avevano salvato dalla pazzia. L’ha tradita, accantonata e umiliata con una donna che lo trattava più o meno come il babbo Tonino (“Criminale, non sai fare niente….”).

Grazie, Lauretta, hai fatto un ottimo lavoro….

 

P.S. Attenzione! Il brano degli Skiantos non vede come solista il mitico e da poco trascorso ad altro ciclo di vita  Freak Antoni, che in quel periodo tentava una discutibile (del resto nulla di quello che Freak faceva era esente da un altissimo tasso di discutibilità) carriera solista, ma il leggerissimamente più anonimo Sbarbo Cavedoni. Mentre Dalla è Dalla a tutti gli effetti, completo di Ricky Portera e Gaetano Curreri.

Il malinconico Natale di Paolo ed Eufemio.

Quel Natale cadeva di venerdì: non essendo stato ancora sancito il diritto (e mezzo dovere) di apertura anche nei festivi, Paolo doveva chiudere per tre giorni. Alle otto e mezzo di sera della vigilia, aveva accatastato una consistente serie di prodotti che il lunedì successivo non sarebbero più stati vendibili. Accanto a lui, Eufemio li studiava con attenzione e cercava di valutare quanto ne avrebbe potuto portare via.

Certo che era ben strano Eufemio: Paolo non l’aveva mai visto chiedere aiuto. Una volta l’aveva trovato accovacciato sui gradini del duomo asciutto come una bresca, se pesava cinquanta chili era tutto il mondo, gli aveva chiesto da quanto non faceva un pasto decente, e lui aveva anche risposto in modo mediamente spiritoso “Che giorno è oggi? Lunedì, martedì… Due anni e mezzo.”.

L’aiuto di solito gli arrivava quando meno se lo aspettava, e in modi spesso sorprendenti ma, se era illunato male o la persona che voleva aiutarlo non gli andava a genio, l’aiuto veniva cortesemente ma fermamente rimandato al mittente.

Al massimo al massimo, ma forse lo faceva solo con Paolo, Eufemio poteva entrare nel negozio e attaccare un discorso a caso di nessun interesse, al che Paolo capiva l’antifona e senza alcun commento, mentre Eufemio parlava parlava e pudicamente guardava da un’altra parte gli preparava un cartoccino dove c’era dentro un po’ di tutto, poi lo lasciava sul bancone, faceva finta di andarsi a lavare le mani, e quando tornava il cartoccino ed Eufemio erano spariti, e sul bancone c’era un simbolico corrispettivo di  1 o 2 euro, che se non aveva nemmeno quelli Eufemio preferiva digiunare.

Una volta, tanto che c’era, Paolo s’era concesso anche una pisciata e al ritorno mancavano all’appello Eufemio, il cartoccino, due prosciutti e 6 bottiglie di whisky. Ma non se l’era presa. Sapeva che non era stato Eufemio.

Dopo che aveva caricato una quindicina di chili di vettovaglie nello zaino, Eufemio si era seduto e, guardando Paolo fisso negli occhi gli aveva chiesto “Ma te… sei contento della vita che fai?”. E Paolo s’era sentito un po’ a disagio perché era la domanda che voleva (e avrebbe forse anche dovuto) fare lui ad Eufemio, ma non s’era mai attentato.

“Contento… Chi è che è contento al giorno d’oggi?”.

Con pedanteria Eufemio aveva elencato una ventina di persone della città e del resto del mondo che, obiettivamente, sembravano molto felici e avevano tutti i motivi di esserlo.

E poi aveva concluso, con una certa involontaria cattiveria: “Io son contento, che te ci credi o no son contento. Ma te non m’hai mica risposto…”.

A Paolo era scappata una guardata alla gigantografia di Francesca il giorno del matrimonio, che sembrava un po’ Gina Lollobrigida e tutti la scambiavano per un’attrice, ed Eufemio s’era subito messo a parlare delle quotazioni di borsa come uno che s’è accorto di aver tirato un po’ troppo la corda.

Poi, come faceva da qualche anno alle 9 di sera della vigilia, Paolo aveva messo sullo stereo una canzone di Renato Zero che lo faceva commuovere, aveva stappato una magnum di Veuve Clicquot, aveva tirato giù la saracinesca che non vedesse nessuno due signori che si sbronzavano.

L’indomani sarebbe andato alla mensa della Caritas a portare tutto quello che Eufemio non era riuscito a caricare e a dare una mano per la preparazione del pranzo e per servire ai tavoli. Poi sarebbe rimasto lì a mangiare e chiacchierare, che alla fine aveva anche lui le sue disgrazie anche se non riusciva bene a spiegare quali fossero.

E alla sera magari un cinema.

Buon Natale Paolo. Buon Natale Eufemio.

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"Lo scrittore è una persona vigliacca, opportunista, sacrificata al gioco continuo della

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Se si ritorna significa quanto meno (a) che si hanno ancora gli strumenti dinamici per trasmigrare da un punto all’altro e (b) che si possiede ancora una mappa. Ma pensandoci meglio il punto (b) può essere omesso, delle volte si ritorna per puro caso e, dopo aver detto “Ma dài…” si decide di trattenersi. Quanto a lungo non si sa.

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