Il Dott. Rinaldoni resuscita (o detta il post attraverso una medium) per dire la sua sul fatto del giorno.
Io sono uno di quelli che quando Oscar Pistorius è stato condannato a 5 anni per l’uccisione della sua partner, non ha provato né dispiacere né soddisfazione. In Italia siamo bravissimi a riciclarci in pubblici e privati ministeri, giudici popolari e triviali, avvocati difensori e protettivi, feroci carnefici, facendoci allegramente la vita degli altri perché quella nostra làtita (cfr. 883).
Ma in una maniera strana, che i non italiani stentano e faticano a capire: non formandosi dei giudizi “a posteriori” come esito finale di un processo di acquisizione e confronto di informazione per costruirsi delle opinioni plausibili.
No.
E chi ce l’ha tutto quel tempo? No, dico, ragazzi, siam pazzi?
L’italiota medio parte da un’opinione (anche se in questo caso la parola risulta un po’ grossa) emotiva e un po’ isterica e poi seleziona pigramente, superficialmente ed opportunisticamente l’informazione che convalida la sua convinzione (ecco, forse la parola “convinzione” è più adatta di “opinione”).
In questo, il povero Oscar è in posizione simile a quella di Lance Armstrong, che prima sconfigge il tumore e vince 7 tour e poi si scopre che aveva imbrogliato: è uno schermo di proiezione a 360° che il cinema dinamico di Gardaland gli fa una xxxxx, su cui si possono depositare tutti i bisogni (a volte in senso davvero escrementizio) di amplificare le proprie emozioni cavalcando la vita degli altri.
Lasciamolo solo, invece. Come atto di cortesia ma forse anche come presa di distanza.